Chiesa del Carmine 2

Vai ai contenuti

Menu principale:

Catechesi ai faciulli 2011 - 2012

DUE PASSI CON GESÙ
Catechesi parrocchiale 2011-2012

SCHEDA n. 37
Hai fatto di me una meraviglia stupenda!



La liturgia di oggi è ricca della potenza delle opere divine! L’apertura del profeta Isaia esalta la potenza di Dio e la forza delle sue opere; Dio è Colui che dona la capacità di rinnovare tutte le cose e assegnare loro la forza di intervenire nella storia, “Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria»”.
Luca, nella pagina degli Atti, presenta il senso della venuta di Giovanni, di cui la Chiesa celebra oggi la festa. La novità di Gesù è annunciata dalla novità di Giovanni che è obbediente a Dio, alla missione a lui affidata; Giovanni è l’uomo della discrezione: annuncia, proclama, avverte, ma conosce il limite  a lui concesso,
“Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”. Giovanni ci insegna l’obbedienza e ci consegna la certezza del Dio tra noi. Il suo nome, “dono di Dio” rende bene l’idea della sua missione.
Il Vangelo di Luca narra la straordinarietà dell’evento della nascita del
Precursore. Giovani è il” bambino prodigio”, che subito si fa riconoscere: “All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio”. La singolarità della sua persona sta nella fedeltà alla sua missione, nella forza del suo annuncio, nella verità del suo parlare, nel coraggio del suo scommettersi, nella docilità dell’accettare il martirio.
Preghiamo il Signore perché ci renda  attenti al suo volere, ci doni la freschezza dell’annuncio, il coraggio della sequela, l’audacia nell’agire.



                                                                           Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
24 giugno 2012



SCHEDA n. 35

Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini,
vero pane dei figli!


La festa del Corpo di Gesù sembra presentarsi come una sintesi nel lungo percorso vissuto dall’anno liturgico. Siamo nella fase del riconoscimento visibile della necessità del Corpo di Cristo tra noi. In tutte le Città la processione riunirà le Chiese locali nell’omaggio alla Festa delle Feste. La pagina dell’Esodo ricorda il sangue dell’alleanza, “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”.
E quella del Vangelo la preparazione della Pasqua.

Ciò che coinvolge di più tutti noi è  l’immagine che Gesù ci dona:  l’immagine del mangiare e l’immagine del bere.
Sono i gesti della quotidianità che noi ripetiamo all’infinito per il tempo che ci è donato di vivere. Ma Gesù è strabiliante: “Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
 
Il regalo che abbiamo ricevuto è pronto ogni giorno per noi, nella Casa che ci ha accolti nel giorno del Battesimo e ci custodisce fino a quando lo vorremo; il cibo e la bevanda con cui ci nutriamo di Gesù non ci viene mai negato. E’ qui, ci attende, si offre a noi perché il nutrimento della nostra vita sia completo.
Apriamo il cuore all’accoglienza di Gesù che si è fatto cibo, accogliamolo e ringraziamolo perché il suo dono ha dato un  significato nuovo alla quotidianità, alla vita, al gesto dell’incontro con l’altro. Ringraziamo Dio per la Sua compagnia di Gesù tra noi!


                                                              
                                                                
                Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
10 giugno 2012


SCHEDA n. 34
domenica di Pentecoste

Tutti furono colmati di Spirito Santo!

“Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue”. La forza dello Spirito Santo interviene sui popoli, li rende capaci di comprendere il linguaggio di Dio nelle lingue dei Paesi nativi. Così tutti possono conoscere le grandi opere di Dio. Il salmista riconosce la potenza dell’intervento di Dio e prega affinché lo Spirito possa rinnovare la terra. C’è sempre una grande sintonia e un legame profondo tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Dall’annuncio alla realizzazione, l’uomo di Dio non può dubitare della grandezza del Creatore.
I frutti dell’amore elencati dall’apostolo Paolo sono la garanzia del patto tra Dio e l’uomo e sono gli indicatori della modalità di relazione; con essi si mette in pratica la Legge di Dio. L’invito dell’Apostolo è perentorio: “se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito”.
Le parole di Gesù, riferite dal Vangelo di Giovanni, rivelano il senso della venuta dello Spirito: “Vi guiderà… dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà cose future. Egli mi glorificherà… per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.
Recuperiamo il valore del dono dello Spirito che ci hanno regalato nel giorno del nostro Battesimo e agiamo nella certezza della forza che riceviamo da Esso. Accogliamo l’invito di Gesù e orientiamo i nostri passi  per camminare secondo lo Spirito.


                                                                          Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
6 giugno 2012


SCHEDA n. 33

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo!


La festa dell’Ascensione del Signore è indubbiamente una festa della gioia. questa la ragione per cui il salmo 46 (47) ci fa cantare  “Ascende il Signore tra canti di gioia”. La realtà  di Gesù che ascende riguarda l’umanità intera che diviene partecipe della nuova realtà. San Paolo, nella lettera agli Efesini, sollecita alla riscoperta della chiamata personale e alla conseguenza della stessa, “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. Ma viviamo questa convinzione? La trasformiamo in certezza? Lasciamo che ne scaturisca un’azione missionaria?
Ciò che deve sollecitare la nostra attenzione è la descrizione della diversità di ruoli e carismi cui siamo chiamati, “apostoli, profeti, evangelisti, pastori, maestri”: ciascuno con le proprie caratteristiche e con il proprio ruolo, ciascuno nella chiamata che il Signore gli ha rivolto; noi  tutti, con grande responsabilità, siamo chiamati a “raggiungere la misura della pienezza di Cristo”.
Infine l’invito evangelico, “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” e, ancora, il ritorno ai carismi particolari; scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti, imporranno le mani, guariranno”.
Un’attenta riflessione sui temi consegnati dalla Parola della liturgia odierna solleciti la nostra fede, sostenga il desiderio di portare Cristo agli altri, apra alla dimensione del servizio.
Chiediamo al Signore di farci crescere nella fede in Lui.


                                                                          Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
27 maggio 2012


SCHEDA n. 31

Chi rimane in me porta molto frutto!


La V domenica di Pasqua lancia un invito  alla contemplazione delle opere del Signore. Il salmo 21 (22) è una continua lode al Signore. La preghiera nasce dalla consapevolezza che le opere del Signore non lasciano nell’indifferenza. Persino la natura esulta per ciò che ha ricevuto in dono.
San Giovanni apostolo, nella sua prima lettera, incita ad amare nella pienezza della verità. Il comandamento cui rimanda l’Apostolo è quello del credere: “crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato”. L’invito all’amore è sempre presente e pressante nella consapevolezza che è la comunione a salvare l’uomo.
La pagina del Vangelo offre un’immagine ben conosciuta, quella della vite. L’icona della vite porta in sé una forte suggestione che viene ampiamente chiarita, “Come il tralcio non può portare molto frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci”. L’invito alla fedeltà è forte! Uno dei problemi più grandi che vive oggi la società e di conseguenza anche la comunità cristiana, è quello della mancanza di fedeltà, di stabilità, del mancato riconoscimento di un punto fermo verso il quale direzionare gli sguardi, di un faro da cercare nel buio della notte, di una Compagnia per la vita. Tutto ciò è in Dio che ci ha mandato Suo Figlio per concretizzare l’amore che salva.
Preghiamo il Signore perché ci renda capaci di amore, fedeli nella sequela, attenti alla Verità, sensibili alla Luce; solo così potremo portare “molto frutto”.

                                                              

                                                                                 Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
13 maggio 2012


SCHEDA n. 27

Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!


“Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione
del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore”.
L’esplosione di Luce cui abbiamo assistito nella Pasqua ha scatenato un movimento generativo: la forza ricevuta dalla Luce tornata nel mondo fa scatenare il desiderio di dare testimonianza. Non è possibile tacere di fronte a un avvenimento che ha ratificato la ragione del credere. Adesso la certezza è di poter dire insieme all’apostolo Giovanni nella II lettura: “E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”.
La pagina del Vangelo di Giovanni è colma della presenza del Risorto. La grande novità è nelle consegne che Gesù dà ai suoi discepoli, “Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati»”.
La prima consegna è quella della Pace: da quel momento tutti i gesti della comunità dei discepoli, sono valorizzati dalla Pace di Dio. La seconda consegna è quella dello Spirito Santo, un dono inaspettato che cambia per sempre la vita dei discepoli perché ne consegue una grande responsabilità. Durante la visita del Maestro è assente Tommaso che non riesce a credere nel racconto dei suoi fratelli. Gesù non si scoraggia di fronte alla dichiarata incredulità, «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Gesù ritorna, ripete il suo annuncio di Pace e sfida Tommaso nel gesto da lui stesso chiesto; l’invito alla fede senza limiti è accompagnato da un autorevole rimprovero, “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
Impariamo dai discepoli di Gesù, apriamo i nostri cuori alla Pace, i nostri occhi alla Verità, il nostro cuore alla Fede.
                                                              

                                                                                 Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe
15 aprile 2012


PASQUA di RISURREZIONE


Quanta Gioia! Quanta Luce! Quanti Doni!
Grazie! Alleluia!


Chi può tacere di fronte a tanto?
Cristo è Risorto!
È veramente Risorto! Alleluia!
Quanta Gioia! Abbiamo vissuto il tempo del silenzio, della penitenza, della sobrietà. Al termine di tutto questo è esplosa la Gioia. Il sepolcro in cui era stato custodito il corpo di Gesù è rimasto vuoto; il sepolcro ha avuto una visita temporanea. Un angelo ha ricevuto coloro che volevano rendere onore al corpo di Gesù, “Chi cercate? Non è più qui! È risorto!”. Il lutto non ha più motivo di oscurare  il cuore. Non è più tempo di lacrime. Tutto ha trovato una nuova storia, una nuova forma, incomprensibile all’uomo, una nuova veste. Il dramma è stato trasformato in canto. La gioia di Cristo Risorto invade ogni angolo del mondo, anche il più inconsapevole. La gioia è di Maria, la Madre che ha ritrovato il Figlio nella dimensione di una fede salda, tenace, sofferente ma fiduciosa. La gioia è dell’uomo, che ha temuto la perdita del Maestro, dell’unico che lo ha guardato nella sua verità, nella sua fragilità, nella pienezza della sua storia. La gioia è dell’universo che avverte il tremito della metamorfosi: la morte non ha l’ultima parola! La gioia è della Chiesa che canta la certezza che non delude, “un solo Dio, per sempre!”.
Quanta Luce! Le tenebre sono state annullate, il buio del sepolcro ha conosciuto per primo l’energia di un nuovo giorno. La pietra spostata, il sudario abbandonato, la veste bianca dell’angelo che comunica la vittoria. Il ritorno all’origine dell’atto creativo di Dio: tutto è inondato di Luce, della Luce increata che non conosce


tramonto. La Luce trasforma il destino di ciascuno; la Luce plasma un nuovo tempo, la Luce trasforma il nostro destino. La Luce infiamma ogni storia personale, la rende parte di Dio. La Luce torna a noi come nel giorno del nostro Battesimo e ci regala il calore del Dio con noi.
Quanti Doni! La garanzia che la vita in Cristo è un dono che non conosce fine, un sole che non conosce tramonto. Il dono del fuoco, che alimenta il nostro vivere e il nostro agire, che riscalda i cuori intiepiditi dalle ansie e dalle paure; il dono dell’acqua che purifica, disseta, rinvigorisce; il dono della compagnia del Dio con noi che è tornato, Risorto, dopo aver revocato la condanna del peccato. Doni inattesi, gratuiti. Doni sorprendenti per la straordinarietà dell’amore di Dio. Oggi tutto è dono!

Dischiudiamo il cuore, le mani e l’intelligenza alla Gioia, alla Luce, al Dono. Eleviamo il nostro Grazie a Colui che è ritornato vittorioso perché ciascuno possa esserlo con Lui; spalanchiamo il cuore all’accoglienza dell’Amore che ha riconsegnato la libertà; apriamo le mani al bisogno dei fratelli perché le Mani di Cristo si sono aperte sulla Croce per sanare le nostre ferite; dirigiamo la nostra intelligenza al Bene per risorgere con Lui.
Buona Pasqua! Cristo è Risorto! Alleluia!
   Il vostro parroco
                                               don Giuseppe  Lombardo


SCHEDA n. 25

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?


Domenica delle Palme: ricordo dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, giorno di Festa, tutto sembra proiettato  nella gioia. Ma la liturgia apre l’inizio della Settimana Santa. Il lungo Vangelo della Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco, narra gli avvenimenti riferiti agli ultimi giorni della vita terrena di Gesù. La storia la si conosce tutta,, ma si rimane sempre turbati dall’espressione di Gesù, Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? In questa frase troviamo anche i nostri cedimenti, le nostre paure, le nostre sconfitte; la Chiesa ci regala un Tempo di grazia, nella memoria della crocifissione, morte, sepoltura e risurrezione di Gesù, per ricordare il sapiente amore di Dio per l’uomo.  
 Inizia la Grande Settimana che consente di immergersi nel mistero della salvezza. Siamo chiamati al silenzio, all’ascolto, alla preghiera, alla meditazione profonda della storia di Cristo e della nostra.
La liturgia introduce a tutto quello che sarà celebrato nel triduo pasquale.
Il giovedì santo, con la messa vespertina, in coena Domini, ricordiamo l’istituzione dell’Eucarestia e la scelta della carità di cui Gesù offre il grande esempio con la lavanda dei piedi.
Il venerdì santo siamo invitati a partecipare al ricordo della donazione totale della vita del Figlio di Dio che prende su di sé tutti i nostri peccati. Siamo chiamati ad adorare la Croce che, da semplice strumento di morte diventa strada verso la vita.
Il sabato santo ci immergiamo nel silenzio che la chiesa propone per contemplare il dolore che viene riconosciuto nel particolare della Madre Maria che, chiusa nel suo dolore, resta con il Figlio.
La veglia pasquale diventa il punto di arrivo, il faro che garantisce la nostra salvezza nell’amore di Dio che è segno indelebile di una promessa, quella del “per sempre”.
Camminiamo lungo la strada indicata dalla Chiesa e diamo segno e testimonianza di una vita rinnovata dall’amore fedele di Dio.

                                                              
                                                                        Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
1 aprile 2012


SCHEDA n. 24

Se uno mi vuole servire, mi segua


Quinta domenica di Quaresima: il profeta Geremia parla di una nuova alleanza: “porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore”. Porre una legge nel cuore di qualcuno significa segnare nella sua vita un punto fermo, quello della conoscenza del Signore, di Colui che salva perché perdona e dimentica le infedeltà.
Il passo successivo lo fa compiere il Salmo 50 (51) nella proposta della necessaria richiesta di possedere in dono “un cuore puro”. Questo è collegato all’opportunità offerta a chi sa di avere bisogno di Dio per vivere, per tornare alla purezza, per recuperare la forza di Dio; è questa, infatti, l’energia necessaria per possedere lo spirito che salva e la gioia della fede: “Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso”.
La parola decisiva è quella del Vangelo di Giovanni. Alla richiesta “Signore, vogliamo vedere Gesù”, il Maestro risponde con l’immagine del chicco di grano, icona semplice da comprendere, ma difficile da accettare. Come può l’uomo, saldamente legato a se stesso e alla sua vita comprendere la sfida di Gesù, “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”? Il linguaggio del Maestro è misterioso. Entrare nell’ottica di Dio che parla e propone tutto ciò che è opposto alla normale quotidianità, è faticoso. Comprendere l’espressione provocatoria di Gesù è importante perché apre a una dimensione differente della vita, lascia che l’orizzonte dell’esistenza sia tutto per Dio. Il cammino che ci attende è lungo, faticoso, chiede coraggio e tenacia.
Preghiamo il Signore perché apra il nostro cuore alla sua gioia, mantenga il nostro spirito puro e ci aiuti a superare il limite della quotidianità per camminare con Lui sempre, fino a quando anche la nostra vita si trasfiguri.

                                                              
                                                                        Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
25 marzo2012


SCHEDA n. 23
Chiunque crede in lui ha la vita eterna

Quarta domenica di Quaresima: il Dio salvatore ha un posto di primaria importanza nella vita dell’uomo. Il ricordo dell’amore di Dio sarà l’unica àncora di salvezza per il suo popolo.
Il Salmo 136 (137) ferma l’attenzione sul pianto del popolo ebraico. I figli prescelti di Dio ricordano l’attesa, l’incapacità di fermare le lacrime, di cantare al Signore in terra straniera. Ma una certezza salva l’uomo: non può perdersi il ricordo di Gerusalemme; è questo che conduce oltre la gioia stessa. Il rischio della dimenticanza priverà per sempre della facoltà della parola.
L’apostolo Paolo esalta il grande amore di Dio perché sa che “per grazia siete salvati”. Ripensare al dono della grazia ha, come conseguenza, quella di riconoscersi opera di Dio e creatura in Cristo.
Giovanni presenta la dimensione dell’amore “folle” di Dio, “Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”. Qualcosa è cambiata per sempre: scompare l’immagine di Dio giudice ed è sostituita da quella di Dio salvatore. Il Figlio non viene per condannare ma per salvare. Il segno più grande di questa salvezza è  nell’espressione “la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie”.
Preghiamo perché il Signore ci consenta di credere alla vita eterna, perché ci dia la carezza del suo amore, perché ci sostenga nella continua ricerca della sua luce.

                                                              
                                                                        Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
18 marzo2012


SCHEDA n. 22
Chiunque crede in lui ha la vita eterna


Terza domenica di Quaresima: la liturgia riconduce all’essenza della nostra fede, i comandamenti di Dio. Ricordiamo che la legge fu consegnata a Mosè. Il tono di Dio, nella consegna della Sua Legge, è perentorio. Questo si deve notare per comprendere a fondo la decisione di Dio. La Legge che Dio affida all’uomo è segno dell’amore di Dio e dell’attenta custodia della sua creatura. Ogni espressione è per il bene dell’uomo e per la sua tutela; Dio stesso esprime questo: “Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso”. La gelosia di cui parla la Parola è la gelosia di chi protegge la propria creatura. Per questa ragione il Salmo 18 afferma “La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; … I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore”. Ma bisognerà attendere la venuta di Cristo per comprendere pienamente le scelte di Dio. Per questo che Paolo scrive “ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”.
Il Vangelo di Giovanni prepara alla Pasqua e, per farlo, utilizza l’immagine del tempio, “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Ancora una volta i discepoli non comprendono il linguaggio del Maestro, non immaginano che lui parla del suo corpo. L’esperienza della piena comprensione della parola di Gesù dovrà passare attraverso quella della sofferenza, della persecuzione, del martirio.
Il Vangelo propone anche un’espressione inquietante, “Gesù…conosceva quello che c’è nell’uomo”. Se da un verso l’affermazione dell’evangelista inquieta perché mette l’uomo a nudo di fronte al Mistero di Dio e alla sua sapiente conoscenza della creatura, dall’altra solleva lo spirito, perché l’uomo si sente compreso nella profondità del suo essere, laddove nessuno può entrare, può indagare. Affidiamoci al Mistero del Suo Amore, l’unico che riconosce la nostra Verità.

                                                               Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
11 marzo2012


SCHEDA n. 21

Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!


La liturgia della II domenica di Quaresima offre due immagini colme di significato: il sacrificio di Abramo e la Trasfigurazione di Gesù.
La pagina del libro della Genesi, che racconta dell’insolita richiesta di Dio ad Abramo, può apparire ai nostri occhi sconcertante. Può  Dio, creatore e innamorato dell’uomo, chiedere il sacrificio del proprio figlio? E, probabilmente, lascia increduli anche la pronta risposta di Abramo che obbedisce alla richiesta di Dio. Si ha la sensazione di sentirsi sollevati nel momento in cui la mano di Abramo viene fermata. È questa la modalità nella quale riconosciamo l’amore di Dio. E’ a noi più affine. Infatti, comprendiamo Dio quando si manifesta nella pienezza del suo amore; lo dimentichiamo quando ci chiede di rinunciare a qualcosa. Viene chiesta una scommessa sulla vita che, spesso, non siamo pronti a fare.
Il secondo grande quadro è quello della scena della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Gesù conduce tre discepoli con sé, in un luogo che, ancora oggi, possiede un fascino incredibile. Come spesso accade, nei momenti salienti della manifestazione divina, si tratta di un monte. Lì Gesù fu trasfigurato: è un concetto difficile da comprendere. I tre discepoli, Giovanni, Pietro e Giacomo, si trovano dinnanzi a qualcosa che non riescono a comprendere subito, avranno bisogno di tempo per assimilarne pienamente il contenuto. Le vesti del Maestro diventano splendenti; è uno splendore al quale l’occhio umano non è abituato e, i tre compagni di viaggio di Gesù, non riescono a guardare. La contemporanea visione dei profeti Mosè ed Elia che conversano con Gesù, inizia ad aprire gli occhi ai discepoli. Comprendono al suono della voce che li invita a scegliere,  «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» che non sono stati convocati per caso. Gesù avverte i discepoli, durante il cammino di ritorno, di tacere su quanto visto, e apre nei loro cuori nuovi interrogativi.
Preghiamo perché il Signore ci doni la capacità di fidarci di Lui e la costanza di seguirlo ogni giorno.

                                                               Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
4 marzo2012


SCHEDA n. 19

Ecco, io faccio una cosa nuova!


La domenica che interrompe il tempo ordinario e apre la strada al Grande Tempo del silenzio, annuncia un cambiamento. La liturgia, nella variazione del Tempo, annuncia la novità dello stesso con  l’immagine di una natura rinnovata. “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa”. Il cambiamento annunciato nella natura è simbolico e scuote l’uomo dal rischio dell’abitudine e del torpore.
La presenza di Dio viene garantita nel Salmo 40 perché assicura l’intervento divino con i gesti di cui l’uomo necessita: liberare, vegliare, sostenere, accompagnare, assistere. Il Signore è garante del rinnovamento e del perdono. Per questo Paolo garantisce “la caparra dello Spirito nei nostri cuori”.
Il Vangelo ci presenta una scena che esalta la fiducia del credente, capace di oltrepassare i confini materiali, “scoperchiarono il tetto”; Gesù decide di rispondere alla richiesta maturata nella dimensione di una fede visibile.  Il Maestro interviene con il Suo Amore, perdona i peccati e poi incita a superare il proprio limite, “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Il senso della meraviglia coinvolge tutti e la conseguenza è l’elevazione della lode a Dio.
Preghiamo il Signore perché ci aiuti a sperimentare ogni giorno la meraviglia del Suo Amore e ci renda capaci di affidare a Lui, con la preghiera fiduciosa,  le nostre fragilità.

                                                                           Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
19 febbraio 2012



SCHEDA n. 18

Tu sei il mio rifugio!

“Tu sei il mio rifugio” è il versetto che la liturgia odierna ci fa ripetere per accompagnare la recita del salmo responsoriale. La certezza che il Signore è lì ad accogliermi, a guidare la mia vita, a proteggermi da ogni male, a liberarmi dall’angoscia dà significato alla mia esistenza. Si tratta di scegliere per Dio, di lasciare la strada del peccato, di avere fiducia nell’opportunità di una vita nuova, priva dell’esperienza di peccato.
L’invito di Paolo, nella seconda lettura, “siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” deve alimentare il desiderio di essere come lui ci vuole, con la stessa purezza del momento in cui ci ha creati, ci ha donato la vita. Non serve cercare falsi idoli; la strada indicata è molto chiara e solo la perseveranza può condurci in avanti senza riserve.
L’aspetto che colpisce maggiormente è quello narrato nella pagina del Vangelo di Marco. Due protagonisti, la gratuità del gesto della guarigione, la risonanza dello stesso. Gesù guarisce il lebbroso perché “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato”. L’uomo, che ha ricevuto il dono inaspettato ma sperato, non riesce ad obbedire all’invito rivoltogli da Cristo di tacere.  Gesù predilige la strada della discrezione, del rapporto intimo, dell’amore silenzioso, ma l’uomo non sa fermare la sua irrefrenabile gioia, freme dal desiderio di raccontare a tutti. Ci si chiede perché Gesù non vuole che si sappia, perché guarisce solo lui? Il lebbroso ha avuto fiducia piena, ha creduto nella potenza di un amore ancora poco noto a lui stesso, ha letto nel volto del Maestro la possibilità di una vita nuova.
Preghiamo perché il Signore ci dia, ogni giorno, la capacità di credere nella forza del Suo amore.


                                                                         Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
12 febbraio 2012


SCHEDA n. 17
Guai a me se non annuncio il Vangelo!

“Guai a me se non annuncio il Vangelo”, la voce di san Paolo apre la seconda lettura come un tuono che risuona nel cielo in una serata silenziosa. Alle nostre orecchie arriva con violenza la considerazione dell’Apostolo sull’annuncio di fede, ma è questa la modalità da emulare nel cammino di testimonianza.
L’annuncio di Gesù Cristo chiede fondamentalmente due caratteristiche: l’autorevolezza e la passione. Paolo le possiede entrambe! L’autorevolezza nasce dal suo essere servo perché è proprio nel servizio che si realizza pienamente la vocazione personale; gli altri imparano dalla gratuità con la quale vivo il mio servizio alla Chiesa. La passione si riconosce dal tono della missiva: “Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io”. San Paolo è un passionale e sembra di poter udire la sua voce: è per questo che coinvolge nella sequela di Cristo.
La pagina del Vangelo di Marco presenta Gesù nel ruolo di guaritore. Guarisce la suocera di Pietro, scaccia i demoni, tutti vogliono stare con Gesù - Guaritore. Ma Gesù vuole andare oltre: “Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!”. La scelta di Cristo ha molto da insegnarci! Sembra di capire che il tocco del Signore, il suo intervento, la sua guarigione, si inseriscano nello spazio e nel tempo. Gesù sa chi lo attende, sa valutare il vero bisogno, conosce bene il nemico dell’uomo e lo sa affrontare. L’unica garanzia di salvezza è mettersi nelle Sue mani; sono mani grandi, forti, premurose; sono mani da contemplare e amare. Signore, insegnaci a distinguere il bene dal male e donaci la fede il Te!

                                                                 Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
5 febbraio 2012


SCHEDA n. 15

Fammi conoscere, Signore, le tue vie

Giona, un uomo giusto, un uomo di Dio. La liturgia lo presenta come colui che intercede presso Dio per salvare i suoi concittadini, ma anche come chi chiede il cambiamento, la metànoia, la preghiera e il digiuno. Il linguaggio sembra non appartenere più alla nostra realtà sociale, eppure sappiamo che solamente un mondo totalmente riconciliato può provocare una svolta nel quotidiano spesso caratterizzato dal male, dagli egoismi, dalla cattiveria. La richiesta del Salmista, “Fammi conoscere, Signore, le tue vie”, diventa la preghiera di tutti, una richiesta che deve nascere dal più profondo del cuore nel riconoscimento che le vie del Signore sono quelle che garantiscono i percorsi della verità e della giustizia. Oggi, più che mai, l’uomo cerca verità e giustizia e spesso si trova spiazzato perché il suo bisogno sembra offuscato da mille falsi idoli. San Paolo completa la prima parte della liturgia della Parola con l’espressione perentoria “passa infatti la figura di questo mondo!”. Non è forse un invito al cambiamento, alla responsabilità, a rileggere la propria vita, a vivere nella sobrietà?
La pagina del Vangelo di Marco è un ulteriore chiamata alla conversione, “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”: perché questa incessante richiesta risuona nelle pagine liturgiche? Siamo di fronte a una chiamata, alla eco della voce di Dio che incita a non arrestare la nostra ricerca di senso.  È un appello alla responsabilità, alla sequela, al ripensamento della scelte battesimali. Chiediamo con forza al Signore la forza di ricominciare, il coraggio di cambiare rotta, la tenacia di esserGli fedeli, l’apertura dei nostri cuori al Suo invito.
                                                                 Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
22 gennaio 2012


SCHEDA n. 14
Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

La pagina della chiamata di Samuele apre, oggi, la liturgia della Parola e conduce dentro la storia delle chiamate nell’avventura di Dio con l’uomo. Sembra di leggere la storia dell’incontro che potremmo definire anche liturgia dell’incontro. Un giovane sente improvvisamente il suo nome nella notte e, dopo aver capito che si tratta della chiamata di Dio, lascia che la sua vita sia totalmente intessuta della Sua presenza. Se sentissimo all’improvviso, nel silenzio della notte, pronunciare il nostro nome, riceverei un invito e scoprissimo che è il Signore a chiamarci, come reagiremmo. Abbiamo mai considerato questa ipotesi? Chi tra noi sarebbe in grado di dire insieme al Salmista “Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà”?
Il vangelo di Giovanni è un altro invito, “venite e vedrete”. Una lettura attenta del brano consente di percepire la chiarezza e il rigore dell’invito e, insieme, l’emozione di chi lo riceve. L’immagine di Gesù che assegna un nome nuovo a Simone è interessante. Si tratta di un’indicazione che scaturisce dall’autorevolezza del Maestro, “sarai chiamato Cefa”. L’assegnazione di un nome nuovo è nel riconoscimento del valore dell’altro. La storia della salvezza è anche l’avvenimento che assegna nomi nuovi. Tutto è collegato alla novità di Gesù stesso perché il Messia che alcuni imparano a riconoscere porta in sé la novità di una relazione differente con Dio, fatta di amore e caratterizzata dalla richiesta di responsabilità. Chiediamo al Signore di donarci la ricchezza di un invito personale e la capacità di riconoscerlo.
      Buon cammino!
                                                               Il vostro parroco don Giuseppe  

15 gennaio 2012


SCHEDA n. 13
BATTESIMO DEL SIGNORE

Bentornati in Parrocchia! Le feste di Natale sono belle e lunghe, ma adesso riprendiamo tutti la vita normale: scuola, lavoro, parrocchia… Mi auguro che nessuno tra noi abbia perso di vista l’essenziale! Oggi desidero invitarvi ad un ripensamento della propria vita partendo dal dono che ciascuno di noi ha ricevuto con il Battesimo.
Il Vangelo di Marco ci presenta Gesù direttamente nel momento in cui riceve il Battesimo. Il gesto è fondamentale per comprendere interamente la nostra vita: tutto cambia nella storia dell’umanità dal momento in cui Gesù chiede il Battesimo a Giovanni. E tutto cambia nella vita di ciascuno di noi nel momento in cui diventiamo cristiani: nulla sarà frutto del caso e tutto ruoterà attorno al paradigma della vita di Cristo.“E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»”. La pagina di Marco fa gustare l’intensità del momento, fa ascoltare la voce di Dio, regala la presenza visibile dello Spirito Santo.
Anche noi abbiamo ricevuto il Battesimo, ognuno in tempi diversi, ma tutti in un’unica grande famiglia, la Chiesa. Che peso diamo all’appartenenza a questa famiglia? Quando guardiamo il fonte battesimale pensiamo alla sua funzione nella chiesa. Il fonte battesimale, gli oli, la veste bianca, la candela. Che significato ha tutto questo? I bambini provano più facilmente l’emozione del racconto, ma cosa vuol dire per gli adulti ripensare la scelta del Battesimo nella Chiesa cattolica. Chiediamo al Signore di mantenere viva in noi la grazia ricevuta, di pregare perché nella nostra vita possa riaffiorare la purezza del giorno del nostro Battesimo. Proviamo a farci una promessa. Quando ci svegliamo al mattino, insieme alle preghiere diciamo: “Grazie, Signore, per il dono del Battesimo. Aiutami a farlo fruttificare!”.

                        Il vostro parroco don Giuseppe  
8 gennaio 2012


SCHEDA n.12

Vorrei regalarvi una Stella!

Quest’anno è un Natale diverso per me, difficile da esprimere con le parole, ma nel cuore tutto mi è chiaro!
 Mi danno fastidio le luci superflue, i rumori eccedenti, la corsa ai regali…!
Mi risuona dentro il bisogno di silenzio, di pace, di semplicità, mi sembra di vivere meglio il Presepe nella contemplazione di quella mangiatoia di cui nessuno conosce fino in fondo la storia: anche per la semplice mangiatoia tutto era inatteso!
In questo Natale mi rimane un rimpianto, quello di non potervi regalare una Stella.
Vorrei regalarvi una Stella perché vi potesse seguire in ogni istante e illuminare gli spazi che rischiano il buio; vorrei regalarvi una Stella che aprisse il vostro sguardo alla potenza di altezze invisibili ma eterne, quelle altezze che avete scelto come compagne di viaggio; vorrei regalarvi una Stella, perché nei momenti di angoscia poteste trovare la luce più bella.
Vorrei regalarvi una Stella, perché le parole che restano nel vostro cuore potessero trovare un’amica discreta a cui confidarle; vorrei regalarvi una Stella che potesse raccontarvi il Mistero dell’Inatteso; vorrei regalarvi una Stella capace di colmare le inevitabili ferite delle delusioni e le cattiverie delle invidie.
Vorrei regalarvi una Stella che vi potesse ridare fiato nei momenti di stanchezza; vorrei regalarvi una Stella che vi  potesse accompagnare sui percorsi che più amate, una Stella Regina, una Stella Cometa.


Se voi foste uno dei Re Magi la seguireste senza indugio!  
Vorrei dire alla Stella Cometa di alleviare le vostre fatiche, di accarezzare il vostro volto stanco, di custodire la vostra salute, di condurvi nell’altezza delle vette per guardare lontano e progettare senza confini. Vorrei sussurrare alla Stella di scrivere, nelle righe della vostra vita, l’eco che risuona attorno ai vostri gesti d’amore, alla vostra generosità, alla vostra autorevolezza.
Vorrei regalarvi una Stella che vi potesse condurre nella sua scia di luce, che vi facesse danzare nella potenza dei cieli e sorridere felici, al rientro dai fantastici viaggi.
Una Stella la si può regalare solamente
a chi non teme la potenza del Cielo,
a chi confida nella forza della Luce,
a chi sa amare il Mistero,
a chi sa donare il proprio respiro.
Vorrei regalarvi una Stella!
                                    
Buon Natale!
    Il vostro Parroco don Giuseppe


SCHEDA n.11

Ecco la serva del Signore!


Il Vangelo di oggi è un polo d’attrazione per la nostra vita!
La proposta della Parola di Dio è l’irrompere  della presenza di Dio nella vita di una giovane donna che, da quel momento, diviene per l’intera umanità riverbero di un Amore che giunge inaspettato, sconvolge sogni e destini, entra per sempre, da una semplice vita, nella storia.
«Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te»: se riusciamo a superare il rischio di interpretazioni romantiche del momento vissuto dalla giovane di Nazareth, possiamo far vibrare il nostro cuore nel fremito vissuto dalla stessa. Cosa avrà provato Maria? Il vangelo ci parla di turbamento, ma nulla può rendere l’idea di cosa potesse significare l’annuncio dell’angelo per una giovane palestinese vissuta più di duemila anni fa. Nessuno avrebbe pensato ai cambiamenti della storia successivi, alla potenza dello Spirito su Maria e sull’umanità a Lei affidata, ad una storia dell’uomo compagno, per sempre, del Dio incarnato.
Ci accingiamo a festeggiare il Natale, circondati da luci, rumori, pubblicità, auguri spesso chiassosi e formali. Ma fermiamoci un momento, chiudiamo le orecchie e gli occhi, apriamo il cuore all’imminente vagire del Piccolo Bambino che incarna in sé l’Infinito. La presenza di Dio tra noi non deve lasciarci indifferenti, deve turbarci, così come ha turbato Maria. L’ «avvenga di me secondo la tua parola» di Maria non è la risposta superficiale, figlia di un mero sentimento. Il “sì” di Maria  è frutto della’apertura di un cuore pronto ed educato all’amore di Dio alla potenza dell’Altissimo.
Siamo davvero pronti alla rivoluzione del Dio con noi? Siamo disposti a rivoluzionare i piani della nostra vita per esultare gioiosi tra le braccia di Dio? Siamo pronti a rinunciare alle apparenze per abbracciare la realtà di un amore semplice ma unico?
Presto sarà Natale. Apriamo gli occhi alla verità della Luce, le orecchie alla forza della Parola, il cuore alla certezza che nulla è impossibile a Dio. Buon Natale!
                                                  Buon cammino!

                Il vostro parroco don Giuseppe

18 dicembre 2011


SCHEDA n.10
La mia anima esulta in Dio!

“Mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore” . Sono parole di promessa; la speranza ci fa assumere un positivo atteggiamento di attesa. Si tratta di acquisire la consapevolezza che ogni anno, nell’attendere Cristo che viene, dobbiamo vivere in questo atteggiamento di accoglienza e speranza. La proposta è quella di vestirsi con abiti da festa perché non si può trascurare nulla.
Il salmo ci propone la preghiera del Magnificat, la stessa che la Chiesa ci fa recitare ogni giorno nella recita del Vespro. Siamo proiettati su nuovi spazi di vita, rinnovati dall’immensa presenza di Dio tra noi. È una presenza che dona beatitudine, protegge l’uomo, lo riempie di “contenuti nuovi”.
Il Vangelo ci mette dinnanzi un uomo che abbiamo già conosciuto, Giovanni.
Il suo compito è importante, l’annuncio di un nuovo battesimo. Ci si trova immersi in una “nuova acqua” che disseterà per sempre. “Colui che viene dopo di me” giungerà a noi come un piccolo bambino. Quel Bambino ha una forza dirompente: diamo un senso nuovo al nostro modo di valutare la grotta che accoglie la nascita e che, adesso, vive la sua inconsapevole attesa. Il buio verrà spento per sempre, la povertà diverrà ricchezza, l’umiltà siederà su un trono.
La tenerezza del Bambino che verrà tra noi ha un valore incommensurabile perché è tenerezza di Dio per l’uomo, è il dono assoluto di Dio per l’uomo, è la consegna dell’Emmanuele, il Dio con noi.
L’Incarnazione di Dio è per noi segno tangibile di un Amore incontenibile, folle stremo, senza scambi e senza patteggiamenti.
Solo un Dio che ama può donare l’Amore che salva!
Lasciamoci travolgere dall’imminente presenza di questo Amore, lasciamo che ci conduca fuori dai nostri spazi angusti e ci mostri la vita dalle vette più alte!

 

                 Buon cammino!
                Il vostro parroco don Giuseppe

11 dicembre 2011


SCHEDA n.9

Preparate la Via del Signore!

“Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”: l’invito del Vangelo, che riecheggia la pagina di Isaia della Prima Lettura, ci porta nel cuore dell’imminente annuncio. Giovanni Battista, l’uomo del deserto dall’aspetto rude e severo, dalla vita ascetica, “vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico”, ci garantisce  un grande dono. È interessante notare che l’invito proviene dal deserto, luogo ricco di fascino ma povero di opportunità vitali e promette  un rigoglioso miracolo, una assoluta novità per la vita, “il Battesimo in Spirito Santo”.
Ma la promessa chiede una condizione: preparare la Via. Già il profeta Isaia, nella prima lettura, chiede  qualcosa: “Nel deserto preparate la via al Signore,spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata,  ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata”.
Abbiamo iniziato un viaggio con la prima domenica di Avvento. Adesso abbiamo bisogno  di percorrere la strada corretta! Ci serve un navigatore, un tom tom. Qualcuno deve essere pronto, durante il nostro cammino, a sostenerci, a dire alla nostra intelligenza e al nostro cuore “ricalcola il percorso!”.
Siamo nel tempo dell’attesa per riconoscere il Dio Bambino tra noi e, nello stesso tempo, siamo attesi dal Dio bambino nella sua grotta. L’ingrediente è il coraggio, la capacità di vedere ciò che è giusto e ciò che necessita di un cambiamento, l’entusiasmo di un lavoro su di sé nel riconoscimento dei propri limiti e delle proprie mancanze. Preparare la Via è un impegno non indifferente se non desideriamo, nel profondo del cuore, raggiungere la meta promessa. Dio ha promesso all’uomo un per sempre e, in questa promessa si gioca l’intera nostra esistenza.

Il coraggio dell’attesa, il desiderio dell’incontro, la gioia della novità , potranno sostenere il nostro viaggio!

                 Buon cammino!
                Il vostro parroco don Giuseppe

4 dicembre 2011


SCHEDA n.8
Vegliate!

Si apre il nuovo anno liturgico. Ogni anno la Chiesa ci offre la possibilità di ricominciare da capo, di ripartire.
Inizia una nuova storia con Gesù. La Parola ci propone di riprendere le fila del discorso, di iniziare un nuovo viaggio. Ripartiamo! Prepariamo le valigie, ma mettiamo dentro solo ciò che è utile. Troviamo spazio per la Bibbia, per la preghiera, per qualche gesto di solidarietà, per il coraggio di una rinuncia.
Apriamo la Bibbia e leggiamo insieme la pagina che la liturgia ci regala oggi. Il ritornello del Salmo è un invito alla speranza, è una ferma promessa, “Signore, fa splendere il Tuo volto e noi saremo salvi”. Ma, per riuscire a guardare lo splendore del Suo Volto, dobbiamo essere desti, vigili, solerti.
È necessario assumere l’atteggiamento dell’attesa per accogliere l’invito di san paolo, “voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, Egli vi renderà saldi sino alla fine”.
Serve un ingrediente: la vigilanza! “Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”. Il nostro tempo prospetta spesso situazioni di buio, di mancata speranza, di solitudine, di sfiducia, di perdita del senso di Dio, L’invito sembra rivolto a ciascuno di noi, senza esclusione alcuna.
Coraggio! Gli orologi corrono, la sveglia ha già suonato. Apriamo gli occhi, sciacquiamo il nostro viso e iniziamo l’Avventura che ci condurrà a Betlemme!
  
                 Buon cammino!
                Il vostro parroco don Giuseppe

27 novembre 2011


SCHEDA n.7

Cristo, re dell’Universo

Oggi è la “festa di Cristo, Re dell’Universo”. Una festa che deve darci tanta gioia, che deve farci esultare. È con questa festa che si conclude l’anno liturgico, l’anno della preghiera che tiene unita la Chiesa in ogni parte del mondo.

Ma cosa vuol dire che Cristo è il Re dell’Universo? E come mai la liturgia ci fa ripetere “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. Ci troviamo davanti ad un Re-Pastore. Siamo guidati nella nostra vita e lungo la nostra strada. Con linguaggio semplice la pagina del Vangelo fa comprendere il concetto di Re e Pastore: “ Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra”.
Nella semplicità dell’immagine del pastore è espressa tutta la signoria dell’universo. Siamo di fronte a un re che osserva, sollecita, ama, guida, giudica, punisce. La regalità è comunicata nella capacità di essere con l’uomo per sempre.
La seconda lettura apre alla comprensione del significato della morte e della risurrezione che confermano la regalità di Cristo,  “È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte”.

Cristo è re dell’Universo sempre! Il suo amore è regale!
Cristo è re per creare un popolo regale, libero da ogni asservimento dell'uomo, per favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle.
Dobbiamo ricordare che tutta la nostra vita è con il Re dell’Universo, Padre, Figlio e Spirito Santo e che  Cristo regna sempre, nonostante il buio della cattiveria umana. Per questo saremo salvati dal Suo Amore!
     
                 Buon cammino!
                Il vostro parroco don Giuseppe

20 novembre 2011


SCHEDA n. 6

Chi rimane in me porta molto frutto


Oggi è la “festa di Cristo, Re dell’Universo”. Una festa che deve darci tanta gioia, che deve farci esultare. È con questa festa che si conclude l’anno liturgico, l’anno della preghiera che tiene unita la Chiesa in ogni parte del mondo.
Ma cosa vuol dire che Cristo è il Re dell’Universo? E come mai la liturgia ci fa ripetere “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. Ci troviamo davanti ad un Re-Pastore. Siamo guidati nella nostra vita e lungo la nostra strada. Con linguaggio semplice la pagina del Vangelo fa comprendere il concetto di Re e Pastore: “ Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra”.

Nella semplicità dell’immagine del pastore è espressa tutta la signoria dell’universo. Siamo di fronte a un re che osserva, sollecita, ama, guida, giudica, punisce. La regalità è comunicata nella capacità di essere con l’uomo per sempre.
La seconda lettura apre alla comprensione del significato della morte e della risurrezione che confermano la regalità di Cristo,  “È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte”.

Cristo è re dell’Universo sempre! Il suo amore è regale!
Cristo è re per creare un popolo regale, libero da ogni asservimento dell'uomo, per favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle.
Dobbiamo ricordare che tutta la nostra vita è con il Re dell’Universo, Padre, Figlio e Spirito Santo e che  Cristo regna sempre, nonostante il buio della cattiveria umana. Per questo saremo salvati dal Suo Amore!  

     Il vostro parroco don Giuseppe
13  novembre 2011


SCHEDA n. 5

Vegliate e tenetevi pronti

L’esordio della liturgia della Parola di oggi si apre con un invito che sembra risuonare fuori dal nostro tempo. Oggi il termine Sapienza sembra non esistere nel linguaggio ordinario, eppure la Parola di Dio lo trasmette con forza.
L’invito è interessante, chiaro, audace, motivante. L’immagine “Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà”. La fantasia può farci aprire un sipario attraverso il quale si può intravvedere una luce splendida ed eterna, una luce che non può essere interrotta. È superato il limite dell’effimero dalla certezza che la definitività che garantisce la scelta del Signore,  consente di superare ogni affanno.
Da qui scaturisce l’invocazione del salmista “Ha sete di te, Signore, l’anima mia”.
La pagina del Vangelo di Matteo propone l’esempio della prudenza. Tenersi pronti, vigili, in attesa; essere consapevoli che lo sposo viene anche per me. La lampada rappresenta lo strumento della ricerca, la compagnia, la possibilità di vedere oltre il buio, di comprendere, di scrutare oltre lo spazio limitato a me stesso.
La lampada è l’oggetto che mi consente di “vedere” e “farmi vedere”.
La scommessa della liturgia di oggi è sulla saggezza, sulla garanzia di riuscire a vivere nella verità, di conquistare la meta, di incontrare Dio; l’impegno è quello di mantenersi vigili, pronti a scrutare l’orizzonte.  
Preghiamo il Signore che ci renda ogni giorno capaci di scegliere la Sapienza tra i nostri più fedeli compagni di viaggio. Affidiamoci alla Sapienza di Dio e lasciamo che i nostri passi siano guidati dalla Sua mano. Buon cammino!

     Il vostro parroco don Giuseppe
6 novembre 2011


SCHEDA n. 4

Uno solo è il vostro Maestro… uno solo è il Padre vostro

L’invito risuona chiaro:«uno solo è il vostro Maestro».  Alcuni affermano che il tempo dei maestri sia finito per sempre, ma il Vangelo propone di seguire l’unico Maestro.  La pagina di Matteo continua affermando che «uno solo è il Padre vostro», ma  si dice anche che sia finito il tempo dei padri. Se è vero che la nostra fede trova fondamento nella Parola, dobbiamo credere all’affermazione evangelica! Se non c’è un Padre che diventa punto di riferimento e non c’è un Maestro che disegna le linee su cui orientare la nostra esistenza il futuro appare più difficile. La nostra persona  è una ricchezza, ma il valore aggiunto del saper riconoscere un Padre e un Maestro, ci consente di camminare su un terreno più sicuro, più stabile, su un terreno capace di diventare sempre più fertile.
La domenica di oggi apre una settimana nella quale la Chiesa invita a celebrare due festività molto importanti: la festa dei Santi e quella dei Defunti. Possiamo comprendere il senso di festeggiare Chi ha vissuto tanto vicino a Dio da ricevere il titolo di Santi; più difficile è comprendere perché far festa per i Defunti. La Santità è un grande dono che molti hanno raggiunto perché sono stati capaci di coltivare il dono di Dio nella loro quotidianità.  Preghiamo il Signore che ci faccia desiderare di essere santi, che ci renda consapevoli che è possibile. Chi avrebbe mai detto a Madre Teresa di Calcutta di percorrere la strada della santità? La festa dei Defunti ci tiene accanto a tutti quelli che ci hanno preceduto nell’incontro con Dio, nella condizione della Luce che non ha fine, che non abbandona, che non finisce. La festa dei Defunti è festa di Luce, di gioia, di dono; non confondiamola con immagini di streghe, zucche, tenebre. Lasciamo tutto questo alla banalità del consumismo. Conserviamo i grandi valori che ci hanno trasmesso, non per una scelta bigotta, ma per la certezza che tutto ciò che viene da Dio non è immagine corruttibile, non è visione paurosa, non  è una festa fine a se stessa.
Il Signore  ci dona gioia, serenità, meraviglia; il Signore ci concede di vivere l’esperienza dello stupore di fronte alla vita che è per sempre nel Suo Amore! Buon cammino!   
     Il vostro parroco don Giuseppe
30 ottobre 2011


SCHEDA n. 3
Amerai il Signore tuo Dio

Oggi mi piace fermarmi a riflettere con voi solamente sulla pagina del Vangelo. È breve ma carica di un’intensità che lascia dentro di noi un segno importante. È la pagina dell’Amore: l’invito è diretto, non ammette repliche, non conosce deviazioni, non prevede scorciatoie, non ammette sconti.
La prima cosa che coinvolge la nostra attenzione è l’atteggiamento dei farisei. Vogliono provocare il Maestro, vogliono indurlo in errore,  pretendono di poterlo ricattare, in seguito, sulle sue stesse parole. Gesù risponde serenamente “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. La serenità della risposta del Maestro ha molto da insegnarci: non una teoria sull’amore, ma un fatto concreto; una scelta d’amore che  investe la sfera dei sentimenti e non rimane in superficie. Cammina in profondità, rapisce tutta la persona, interroga l’intelligenza. Sì, perché l’amore è sentimento, è scelta di vita spirituale, è ragionevolezza. È questa la modalità di fede che ci chiede Gesù.
La prima risposta sembra già esaustiva in sé, ma il Maestro non smette di stupire; propone subito un secondo comandamento senza il quale il primo perde energia, “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Ovvero, troverai  nell’altro la ragione per amarlo a tutti i costi; non faresti così con te stesso?
Quanto siamo ancora lontani da questa tipologia di amore, dall’incanto di un unico abbraccio universale che ci unisce sotto la tenda del Maestro, dalla gioia di percepirci insieme amore gli uni degli altri!
Preghiamo perché il Signore ci sostenga in un cammino non sempre semplice, ci incoraggi ad essere luogo del Suo amore, ci solleciti a desiderare di  essere pienamente parte del disegno  di Dio. Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe  

23  0ttobre 2011


SCHEDA n. 2

Risplendete come astri del mondo

Cantate al Signore… Grande è il Signore… date al Signore… Prostratevi al Signore…
Il Salmo 95 è un invito, un riconoscimento, un’esortazione, una motivazione. Tutto fa pensare alla dimensione della preghiera, ad una grande preghiera che sembra avere le caratteristiche dell’universalità, perché “IL Signore regna”. È questa l’affermazione che deve sostenerci e farci sentire “parte di Dio”. Solo così potremo risplendere come astri nel mondo, perché solo la Luce può donarci queste caratteristiche.
La pagina del Vangelo è particolarmente interessante; mostra Gesù nella sua relazione con l’autorità. Si potrebbe pensare che Gesù non abbia motivazione alcuna per seguire le indicazioni e le regole della società civile. Invece Gesù, ancora una volta, è sorprendente; non solo riconosce l’autorità, Cesare, ma educa a distinguere: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Quante volte siamo tentati di confondere tra ciò che è dell’uomo e ciò che è di Dio? Quante volte vogliamo usare Dio come scudo delle nostre mancanze?
Preghiamo perché le nostre scelte siano frutto di un discernimento interiore e sino dettate dalla scelta della verità.
È la scelta della verità che potrà permetterci di agire lealmente e liberamente. Buon cammino!

                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe  

16  0ttobre 2011


SCHEDA N° 1
Abiterò per sempre nella casa del Signore


Bentornati a tutti! Riparte il grande treno dell’ anno pastorale, per i più piccoli riprende il cammino con la catechesi. Vi aspettavo con ansia, perché desideravo ricominciare a fa con voi “Due passi con Gesù”.
Prima del mio pensiero spirituale desidero dirvi una cosa cui tengo molto: per fare due passi con Gesù, devo necessariamente camminare con voi. Teniamoci uniti, formiamo una cordata, la cordata dell’amore. Solo così nessuno cadrà o si smarrirà!Il versetto del Salmo 22 oggi è un sogno da realizzare, “Abiterò per sempre nella casa del Signore”. Custodire un desiderio è un buon inizio per edificare una casa. Mettere delle buone basi al nostro progetto di vita è garanzia di sicurezza!
Sosteniamoci! Non perdiamo di vista l’essenziale, non temiamo il futuro perché “Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto”. Non siamo dispensati dalle lacrime, ma siamo certi che la Mano Amica dell’amico da non perdere, Gesù, è con noi. San Paolo ci dà la conferma, “Tutto posso in colui che mi dà forza”.
L’invito di Gesù al banchetto è provocatorio. Non è un banchetto fine a se stesso, è l’inizio di un “per sempre con me!”. Il re di cui Gesù narra appare severo, violento, disumano. Eppure nasconde una ricchezza inesauribile di avvertimenti: saper scegliere l’essenziale, saper individuare il principio che dà vita, saper cogliere la finezza dell’invito, saper scegliere l’abito nuziale. Sembra tutto semplice e scontato. Non è così! Tutto è frutto di attenzione e di vigilanza! L’invito è rivolto a tutti, ma attenzione “Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”.
Iniziamo l’anno pastorale con la gioia dello stare insieme, con la speranza del tenerci uniti fino allo scorrere dei giorni, con la certezza che la Casa è una ed è quella che vogliamo abitare. Grazie! Buon cammino!

      Il vostro Parroco - don Giuseppe Lombardo

9 ottobre 2011


 
Torna ai contenuti | Torna al menu