Chiesa del Carmine 2

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Catechesi ai faciulli 2012 - 2013

DUE PASSI CON GESÙ
Catechesi parrocchiale 2012-2013



Scheda n.33
Vieni Santo Spirito, accendi il fuoco del tuo amore .

Il Vangelo di Giovanni presenta la condizione necessaria per vivere la fede, ovvero la scelta definitiva dell’amore che salva. Da esso Gesù indirizza nella relazione con il Padre, affinché tutto possa essere rivestito di un nuovo significato, di un valore aggiunto. La conseguenza di questo amore è il dono che è "per sempre" e che rinnova l’esistenza, "Se mi amate (…) vi darò un altro Paraclito".  
 È dal dono ricevuto che ciascuno sarà in grado di imparare a conoscere pienamente l’amore di Dio. Il dono è intessuto di gratuità dal giorno del nostro Battesimo.
Oggi è la Pentecoste, è il tempo della pienezza del dono di Grazia, "lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto". Apriamo il cuore all’accoglienza dello Spirito Santo che giunge assumendo forme note e vivificandole con lo splendore della Verità.
La colomba bianca, con la sua delicata presenza e il suo candore acacompagna nell’individuazione della meta; il vento terge l’aria e muove i semi della grazia; il fuoco genera e rigenera, rinnova e vivifica.
Preghiamo il Signore perché ci guidi nella disponibilità all’azione dello Spirito Santo e ringraziamoLo per la gratuità con la quale ci ha voluti, creati, amati.
Buon cammino!
      Il vostro Parroco
           Don Giuseppe Lombardo
Siracusa, 19 maggio 2013


Scheda n.32

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore,
ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Siamo di fronte al saluto e alle consegne di Gesù ai suoi discepoli. La festa dell’Ascensione presenta con chiarezza ciò che è stato vissuto e il senso dell’accaduto,  «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme». Il Maestro ha attraversato quanto preannunciato: i suoi patimenti sono stati visibili agli occhi dei discepoli ed hanno testimoniato la volontà del Padre sul Figlio. La risurrezione ha testimoniato il "per sempre" di Dio.
Adesso emergono le nuove urgenze, la testimonianza missionaria e il perdono dei peccati, ma la realizzazione di tutto questo necessità della presenza dello Spirito Santo «Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
La pagina lucana accompagna nell’attualizzazione del messaggio di Cristo e aiuta a riconoscere le urgenze del nostro tempo: evangelizzazione e perdono. Ciascun battezzato ha il compito di portare agli altri il messaggio di Cristo; evangelizzare è tema urgente nella vita della Chiesa, ma dovere di ognuno. La Chiesa siamo noi e ciascuno è testimone.
A noi è affidato anche  il compito di perdonare; certamente per il sacerdote poter "assolvere" è un compito di grande responsabilità. Nel quotidiano è necessario imparare a perdonarsi e perdonare. Nel cammino di fede è necessario chiedere il perdono di Dio per ripartire rinnovati.
Gesù ascende al cielo, «Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo». Preghiamo il Signore perché ci renda umili nella richiesta del perdono, pronti a diventare suoi testimoni, disponibili a contemplare la sua Ascensione. Buon cammino!
       Il vostro Parroco
           Don Giuseppe Lombardo
Siracusa, 12 maggio 2013


SCHEDA n. 31

Se uno mi ama, osserverà la mia parola.

Il Vangelo di Giovanni ci accompagna in un percorso di ascesi: dalla proposta dell’amore umano a quella di un amore che si eleva perché è tutto rivolto a Cristo e al Mistero della sua relazione con il Padre.
 Gesù parla delle condizioni necessarie perché l’amore si realizzi.
"Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". L’amore proposto è un amore diverso da tutti gli altri, è assoluto, determinato; è un amore che chiede di cambiare ogni abitudine del quotidiano, anche quella della dimora. L’invito di Gesù è pressante e apre a dimensioni più grandi e indica la strada nella relazione con lo Spirito Santo, una relazione ricevuta in dono ma spesso mai coltivata.
 L’altra condizione è quella della capacità di accogliere il dono della pace, "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi". La pace di cui parla Gesù è quella cui aspiriamo dalle profondità del nostro cuore e di cui spesso non riusciamo ad apprezzarne il valore. Il Maestro parla di una pace capace di mantenere il cuore privo di timore e tremore. La libertà interiore è necessaria per poter  vivere pienamente la fede in Gesù Cristo. È la libertà di cuore consente di aprire lo sguardo all’Infinito e di affidarsi alla grandezza di Dio.
Gesù annuncia il suo ritorno al Padre e lo fa perché possa essere compreso totalmente dai suoi discepoli. Siamo invitati ad attendere il Suo ritorno con apertura di cuore e con prontezza nell’accoglierlo.
Chiediamo al Signore di renderci capace di realizzare l’amore di Dio nella nostra vita perché è attraverso questo che realizzeremo la nostra vita; chiediamo al Signore il dono della pace affinché ogni giorno sia scandito da parole nuove e cariche di speranza. Apriamoci al futuro di Dio. Buon cammino!

       Il vostro parroco
          Don Giuseppe Lombardo
Siracusa, 5 maggio 2013


SCHEDA n. 27

Pace a voi!


Il Vangelo di Giovanni conduce dentro la storia della prima comunità cristiana. Superata la paura di quanto accaduto a Gesù, i discepoli trovano la forza di camminare insieme; vivono uniti tra loro con lo sguardo e il cuore rivolti a quanto vissuto con Gesù. Nasce un nuovo bisogno, quello di camminare insieme nell’insegnamento che il Maestro ha lasciato. Cresce, giorno dopo giorno, la comunità affidata a Pietro con la nascita di nuovi fratelli. Non sarà stato semplice per i discepoli continuare sulla strada indicata da Gesù perché erano tante le difficoltà da affrontare e, particolarmente, superare il ricordo di quanto accaduto sul Golgota.
Gesù non smette di sorprendere i suoi fratelli, non li lascia soli e, soprattutto, vuole rassicurarli: "Io sarò sempre con voi".
La pagina del Vangelo di Giovanni è una testimonianza di questo. "Pace a voi!" è il saluto con il quale il Maestro si annuncia e anche un invito a perseverare nel cammino indicato. Ma non basta. Al saluto Gesù unisce un dono e un compito: "Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati". Un nuovo modo di indicare la Sua strada e il Suo amore, una nuova possibilità per ricominciare. Sorprende l’atteggiamento di Tommaso che mette in dubbio il racconto dei fratelli, «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
La difficoltà di Tommaso non sorprende Gesù, che ritorna ancora tra i suoi discepoli, perché il dubbio sia superato, perché si impari che ogni giorno Dio può stupire. Tommaso riconosce il Risorto dopo aver verificato la Sua presenza, ha bisogno di vedere e toccare. Ma Gesù chiede un di più: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!".
L’invito a credere senza aver visto e toccato è rivolto a ciascuno di noi. Non è una semplificazione, bensì un valore aggiunto, una proposta per operare la scelta di Dio con libertà di cuore, con fiducia, con semplicità. Chiediamo di saper comprendere l’audacia di questo Amore. Alleluia! Buon cammino!

                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
7 aprile 2013


SCHEDA n. 26

Cristo è risorto! È veramente risorto!


Abbiamo fatto un lungo silenzio nell’attesa che il buio fosse spezzato, ancora una volta, dalla Luce. Il buio è stato spezzato "per sempre", le porte degli inferi sono state divelte. Abbiamo ascoltato l’annuncio della Resurrezione, ci siamo lasciati guidare dalla Parola di Dio, con gioia abbiamo esultato al suono delle campane! Cristo è risorto, è veramente risorto! Nessuno saprà mai cosa sia avvenuto nel tempo del silenzio, nel tempo in cui Cristo è stato nel sepolcro. E, se nel momento della sua Risurrezione Gesù avesse bussato nella grande pietra posta a chiusura della tomba, e se il suo bussare fosse stato un annuncio…  ma nessuno era disposto a udire. Dinanzi alla mancata capacità dell’uomo di sentire il bussare di Cristo, la Luce della Risurrezione ha spostato la pietra del sepolcro. Adesso "Cristo è risorto e ora, diffonde (…) la sua luce e la sua pace".
Adesso la storia è cambiata e il "per sempre" del buio spezzato è diventato il "per sempre di Dio con l’uomo".
Ma ora Cristo bussa veramente, non siamo più nell’ipotesi. Cristo bussa ripetutamente dentro i nostri cuori: il Suo bussare è un invito, un richiamo, una risposta alle ansie quotidiane, una spinta a procedere, una sollecitazione a guardare con occhi nuovi l’alba nuova che accoglie ogni possibile sguardo smarrito nella nebulosa delle difficoltà. Cristo bussa per chiamare ciascuno a vedere la Bellezza del Mistero che si è compiuto e ha spezzato le catene del soggiogamento umano. Cristo bussa per condurci con Lui al di là delle promesse banali a cui vuole indirizzarci il male.
Cristo bussa e attende: la Sua attesa è la continua evocazione della pazienza di un Amore che non conosce fine. E’ la manifestazione di una Bontà che non si stanca; è la concretezza della Verità che sostiene l’uomo, fragile e unica creatura fatta "a Sua immagine" e destinata al "per sempre dell’Amore". Torniamo a casa, accendiamo le luci, apriamo tutte le finestre e gridiamo che la Luce di Cristo non finisce mai. Buona Pasqua! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
31 marzo 2013


Scheda n. 25
Io sto in mezzo a voi come colui che serve.

«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». Il vangelo di Luca inizia con una dichiarazione di Gesù che introduce subito all’imminente Passione. Gesù conosce il suo ruolo, sa che ciò che sta per accadere trova una comunità  non ancora pronta e toccata dal martirio. Sarà questa esperienza a far maturare negli apostoli il senso pieno dell’essere comunità-chiesa, riunita attorno a una Mensa.
Gli apostoli vivono pienamente il tempo che precede la passione e la morte del Maestro, ma la pienezza della comprensione è ancora lontana. Dovrà passare attraverso alcune esperienze:  l’ addormentarsi  al monte degli Ulivi, il bacio di Giuda, il tradimento e il pianto di Pietro, la sofferenza del Messia. Gesù è protagonista di ogni fatto. E, mentre si avvicina il tempo della condanna, Gesù osserva ora il popolo, ora i suoi discepoli, ora i suoi accusatori. Il cammino è lungo e colmo di sofferenza; il Maestro vive l’entusiasmo del popolo che lo accoglie osannante a Gerusalemme e la veemente incitazione dello stesso nell’urlare «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Il Vangelo mostra l’autorevolezza di Gesù «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!", e alle colline: "Copriteci!". Perché, se si tratta così il legno
verde, che avverrà del legno secco?»;
contemporaneamente, però, si legge la sofferenza nel riconoscere il limite umano, «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Gesù è contestualmente protagonista  di ogni evento e spettatore dell’agire degli apostoli e del popolo. La comunità, unita dal Maestro attorno allo spezzare del Pane deve, oggi come allora, crescere attorno all’esperienza della Croce. Affidiamoci alla misericordia del Padre.  Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 24 marzo 2013


SCHEDA n. 24

Chiunque crede in lui ha la vita eterna


Quarta domenica di Quaresima: il Dio salvatore ha un posto di primaria importanza nella vita dell’uomo. Il ricordo dell’amore di Dio sarà l’unica àncora di salvezza per il suo popolo.
Il Salmo 136 (137) ferma l’attenzione sul pianto del popolo ebraico. I figli prescelti di Dio ricordano l’attesa, l’incapacità di fermare le lacrime, di cantare al Signore in terra straniera. Ma una certezza salva l’uomo: non può perdersi il ricordo di Gerusalemme; è questo che conduce oltre la gioia stessa. Il rischio della dimenticanza priverà per sempre della facoltà della parola.
L’apostolo Paolo esalta il grande amore di Dio perché sa che "per grazia siete salvati". Ripensare al dono della grazia ha, come conseguenza, quella di riconoscersi opera di Dio e creatura in Cristo.
 Giovanni presenta la dimensione dell’amore "folle" di Dio, "Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito". Qualcosa è cambiata per sempre: scompare l’immagine di Dio giudice ed è sostituita da quella di Dio salvatore. Il Figlio non viene per condannare ma per salvare. Il segno più grande di questa salvezza è  nell’espressione "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie".
 Preghiamo perché il Signore ci consenta di credere alla vita eterna, perché ci dia la carezza del suo amore, perché ci sostenga nella continua ricerca della sua luce.

                                                               
                                                                        Buon cammino!
                                                   Il vostro parroco don Giuseppe  
18 marzo2012


Scheda n. 23

Bisognava far festa e rallegrarsi.

Una delle pagine più belle e intense del Vangelo, la storia del figliol prodigo. L’evangelista Luca riferisce del racconto di Gesù; la storia di un padre rispettoso della volontà dei figli e pazientemente in attesa.
La prima parte del racconto è dedicata all’immagine del figlio più giovane che pretende l’eredità dal padre per avventurarsi nel cammino della libertà, "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Il padre è pronto ad accogliere la richiesta del giovane figlio, non si oppone alla richiesta, "divise tra loro le sue sostanze". Il giovane figlio, ottenuto ciò che vuole, non si pone nell’atteggiamento della ricerca, della costruzione del suo futuro, ma vive da dissoluto. Il tempo presto gli svelerà la verità. La scelta di fare un passo indietro, di chiedere perdono, di ritornare all’origine pur nella condizione di servo è l’unica soluzione; meglio servo di suo padre, che mendicante tra i porci.
Il ritorno del figlio trova un padre pronto, felice, disponibile, gioioso. Il figlio ha compreso, è pentito, si umilia per ritrovare la sua pace. La reazione del padre sorprende tutti e disgusta il fratello maggiore che non condivide l’accoglienza riservata al figlio prodigo, Anche in questo caso il padre non giudica la reazione, ma spiega con amorevole pazienza la ragione del dover far festa, "perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".
Il vangelo ci mette di fronte la ribellione, il disgusto, la separazione, ma anche la comprensione, l’attesa, l’accoglienza paziente, il perdono.
Preghiamo il Signore perché apra il nostro cuore all’accoglienza fraterna, all’apertura di cuore, alla consapevolezza di avere un Padre sempre pronto a ri-accoglierci.

      Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 10 marzo 2013


Scheda n. 22
Convertitevi!

La Chiesa celebra la III domenica di Quaresima che si inserisce in un tempo di particolare attesa per l’intera comunità, non solamente per la prossima Pasqua ma anche per l’imminente Conclave. Ogni credente è chiamato ad uno sforzo maggiore di conversione.
 La pagina del Vangelo di Luca presenta un chiaro invito alla conversione. Il dialogo riportato dall’evangelista incita alla conversione. Le parole di Gesù sono chiare e determinate: non si tratta di misurare il peccato, la conversione è una responsabilità per tutti e chi non si impegna è destinato a perire, "ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo".
 La seconda parte del Vangelo ha natura esemplificativa. Tuttavia non spegne il germe della speranza. L’albero che non da frutti è destinato ad essere tagliato, ma se il contadino se ne prende cura, c’è la possibilità di nuovi frutti. Ancora una volta la Chiesa, attraverso la Parola di Dio, invita alla crescita, al servizio, all’impegno. L’immagine della natura aiuta a comprendere la responsabilità a cui ciascuno è chiamato. Ogni uomo è come un albero, chiamato a dare frutti e, nello stesso tempo come il contadino, pronto ad aver cura della pianta a lui affidata.
 Preghiamo per la nostra conversione, per la capacità di vivere un cambiamento di mentalità, di aver cura dell’albero e del contadino che è in noi. Il Signore sostiene la nostra fatica, il nostro seminare, la nostra umile attesa dei frutti. Noi siamo chiamati a tenere desto il desiderio di vivere con Lui e per Lui.

                                 Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 3 marzo 2013


Scheda n. 21
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!»


Gesù decide di salire sul monte a pregare e porta con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. L’evangelista Luca racconta l’episodio della trasfigurazione di Gesù con semplicità e precisione. La narrazione lucana lascia intravedere due livelli ben differenti di reazione.
Il primo livello è quello della trasfigurazione di Gesù. Il Maestro in preghiera; non si tratta, però, di un momento qualunque. Ciò che accade sul Tabor supera il limite del tempo, perché la dimensione temporale e spaziale lascia il posto all’esperienza estatica che trasfigura il Volto di Gesù e riflette il suo splendore anche nella veste," Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante". A questo si aggiunge l’apparizione, nella gloria, di Mosè ed Elia che "parlavano del suo esodo, che stava per compiersi Gerusalemme".
Il secondo livello è quello della piena umanità dei tre discepoli che appaiono inconsapevoli della grandezza dell’avvenimento, sono infatti "oppressi dal sonno".
Sarà l’inaspettata visione della gloria a far dire a Pietro, scelto da Gesù per la consegna della Chiesa, "Maestro, è bello per noi essere qui".
 Pietro è l’unico a parlare, Giovanni ( a cui Gesù consegnerà la madre) e Giacomo (per il quale è stata  scelta la testimonianza del martirio) tacciono. La luce taborica  inizialmente ottunde i discepoli, ma l’effetto della stessa darà loro la capacità di aprirsi alla comprensione della rivelazione, «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Chiediamo al Signore la capacità dell’ascolto, il dono della comprensione e la fede di riconoscere lo splendore della Sua Gloria


Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 24 febbraio 2013


Scheda n. 18
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza


Il vangelo di Luca presenta una pagina difficile. Il linguaggio è lontano dalla quotidianità di ciascuno di noi. Eppure il tema è di grande attualità: la proposta di Cristo sconvolge, ancora oggi, la visione della vita e della storia.
 Gesù parla a nome di Dio, è il Profeta che porta a compimento il progetto del Padre, ma non viene compreso, anzi viene rifiutato. La sua parola, «Oggi si è
compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»
crea scandalo; l’invito a cambiare vita, a rinnovarsi secondo il modello stesso di Cristo chiede troppo, sollecita ad un cambiamento di abitudini, di mentalità.
 È ancora storia del nostro tempo, nulla è cambiato: di fronte al Signore, che parla attraverso la Chiesa, non si è ancora pronti, spesso neanche all’interno delle stesse comunità cristiane. Si prende solo ciò che non crea sconvolgimenti nella dimensione del proprio vivere. Si ascolta una parte della Parola, si vive un ritaglio di fede.
 Il monito di Gesù è sotteso tra le righe delle sue parole e, nelle stesse, c’è la consapevolezza dell’incapacità di comprendere ciò che annuncia, «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria".
Gesù è scomodo nel suo tempo e nel nostro. La fede in Lui chiede la disponibilità ad aprire nuove strade, chiede la fedeltà al suo amore nella piena accettazione di vivere nella Sua Casa. Bisogna interrogarsi sulla propria decisione, sulla reale volontà di scegliere un compagno di viaggio impegnativo.
Chiediamo al Signore la capacità di accoglierlo, guardarlo, imitarlo. Chiediamo la prospettiva di una fede autentica, il desiderio di un cammino definitivo, la forza di una fedeltà autentica, l’umiltà del ricominciare, il desiderio di comprendere la Verità, l’anelito alla conversione.

 Buon cammino!
       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 3 febbraio 2013



Scheda n. 17

Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

Una pagina voluta da Luca, responsabile di un racconto che deve essere il più fedele possibile e giungere ai posteri integro. L’autore ha cura di narrare "ogni circostanza e, di scriverne un resoconto ordinato"; è da notare il passaggio, da fedele discepolo a testimone. Abbiamo da imparare tutto!
Gesù viene raccontato nell’atto dell’insegnare; ma, ancora, si riceve da Gesù l’insegnamento della fedeltà alla sua fede. È lui che prende il rotolo e ripropone la pagina del profeta Isaia. La lettura del Maestro riguarda il suo stesso ruolo e Lui stesso sembra meditare sulla pagina del Profeta. La missione del Figlio viene descritta nel suo senso, nella sua completezza, nelle sue finalità: "consacrato con l’unzione, (…) ai poveri il lieto annuncio, (…) ai prigionieri la liberazione, (…) ai ciechi la vista, (…) la libertà agli oppressi (…), proclamare l’anno di grazia al Signore".
C’è il riferimento all’unzione ricevuta con il Battesimo, ma soprattutto viene descritto il ruolo di Gesù, Signore della storia. E, in virtù della sua Signoria, può osare il cambiamento della storia umana, può dare un nome nuovo alla giustizia, può ridare la parola all’oppresso, la libertà al prigioniero; ancora, per la sua grazia il cieco può riappropriarsi della vista e dare ad essa il valore aggiunto del guardare al mondo con lo sguardo rivolto al Padre. Dal Padre al Figlio, dal Figlio all’uomo… e viceversa in un continuum possibile perché voluto dalla grazia di Dio.
Il Vangelo di oggi annuncia, per bocca di Gesù, il compimento della Scrittura. Il rotolo di cui si parla trova il posto definitivo nella mano del Figlio.
Chiediamo al Signore il dono della comprensione della Sua Parola e la grazia di una fede sempre vivificata dalla vita sacramentale e dal continuo rapporto d’amore con Dio.


 Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 27 gennaio 2013


Scheda n. 15

Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.


Giovanni, Cristo e lo Spirito Santo: i tre grandi protagonisti della pagina di Luca.
Giovanni parla al popolo che chiede di ricevere il battesimo; il Precursore è pronto a compiere la missione a lui affidata e, nello stesso tempo, ad annunciare il grande cambiamento che coinvolge l’intera umanità, «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». La lettura delle pagine del Vangelo interpella sempre sul significato che giunge a ciascuno di noi ma anche sull’ipotesi di comprensione del popolo contemporaneo dei fatti narrati.
Gesù chiede il battesimo a Giovanni, nel Vangelo di Matteo leggiamo «Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui» e il cugino obbedisce pur rimanendo nella consapevolezza d’essere strumento di passaggio.
La conferma della Novità è affidata allo Spirito Santo che discende in forma corporea di colomba contemporaneamente alla voce che giunge dal cielo, «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
La liturgia sollecita al ripensamento del proprio Battesimo, alla riscoperta del valore che la Chiesa ha assegnato a questo sacramento; il Catechismo della Chiesa cattolica ricorda che  "Il Battesimo ci fa membra del corpo di Cristo. « Siamo membra gli uni degli altri » (Ef 4,25). Il Battesimo incorpora alla Chiesa".
Preghiamo il Signore perché ci aiuti a riscoprire il valore del nostro Battesimo e a far fruttificare i dono ricevuti.

 Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 13 gennaio 2013


SCHEDA n. 12
Ecco la serva del Signore!


IV domenica di Avvento: due donne vivono la stessa attesa e noi le immaginiamo strette in un abbraccio. Le parole del vangelo di Luca ci aiutano a vivere l’emozione dell’incontro. Ma subito l’evangelista si sofferma sulla peculiarità della loro relazione e sulla dimensione del riconoscimento da parte di Elisabetta della grandezza di un evento che si preannuncia imminente. «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Sembra di essere presenti, di condividere le stesse emozioni, di gioire (pur nel tremito del futuro incerto) dinnanzi ad un evento che supera le barriere del tempo e della storia. Due millenni non hanno scalfito nulla alla primigenia emozione. La liturgia apre alla contemplazione dell’imminente avvenimento del Natale e ci aiuta a vedere Betlemme, a sentire l’annuncio della pace, a contemplare lo splendore del Verbo!
Siamo pronti, ma mai abbastanza per gustare l’evento che ha cambiato le sorti dell’umanità intera.
Preghiamo perché l’antico annuncio di pace si avveri, in particolar modo per la terra di Gesù, la piccola Betlemme, continuamente ferita dalle prepotenze umane.
Preghiamo perché il nostro udito gusti il suono delle campane di una vita nuova.
Preghiamo perché il Dio che viene ci renda responsabili di noi, tra noi e degli altri.
Preghiamo perché i nostri occhi vedano la stella cometa e la seguano senza indugi.

Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 23 dicembre 2012


SCHEDA n. 11

Canta ed esulta

III domenica in Avvento. Viviamo la domenica chiamata "gaudete". Continua il cammino della gioia e dell’esultanza. La richiesta è incalzante: "Rallegratevi nel Signore", e la figura di riferimento è sempre il Battista. Il Vangelo di Luca continua a parlarci dell’annuncio portato avanti da Giovanni. A lui la gente si rivolge, in lui legge un futuro differente e con lui è disponibile a camminare per comprendere il senso della vita nuova che giunge quale proposta inaspettata. "In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»". Le parole del Precursore potrebbero apparire come stile di vita del quotidiano, invece rivoluzionano il senso dell’esistere e del vivere. La novità è nel rinnovamento interiore! A questo però si giungerà avendo ricevuto il battesimo "in Spirito Santo e fuoco". Possiamo interrogarci sulla dimensione del nostro aderire alla proposta di Cristo, sul valore che riusciamo ad attribuire al Battesimo che abbiamo ricevuto. Tutto parte dal Battesimo, da esso possiamo riconoscerci pienamente di Cristo.
L’Avvento accompagna quotidianamente i passi del nostro incontro con Gesù, esorta alla vigilanza, apre alla verità dell’essere, proietta nella luce che riveste di nuovi significati tutto ciò che ci circonda e che crediamo di conoscere già in pienezza."Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo": è importante notare l’atteggiamento di Giovanni dinnanzi al ruolo a lui affidato da Dio. Siamo di fronte alla consapevolezza della responsabilità cui ciascuno di noi è chiamato; dovremmo avvertire la sollecitazione all’evangelizzazione, alla trasmissione. Preghiamo il Signore perché ci renda entusiasti nell’annunciarlo e gioiosi nell’accoglierlo.

Buon cammino!
        Il vostro parroco
        Don Giuseppe Lombardo
Siracusa, 16 dicembre 2012


SCHEDA n. 10
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!


Siamo nella II domenica di Avvento e la liturgia annuncia un tripudio di gioia. La gioia annunciata trova la sua ragione d’essere nella grandezza delle opere di Dio; il salmista canta a piena voce la sua esultanza e narra la potenza del tempo in cui Dio non si stanca di fare grandi cose, "Grandi cose ha fatto il Signore per noi:  eravamo pieni di gioia". La storia ha conosciuto un nuovo corso in virtù dell’intervento amorevole del Padre.

La pagina del vangelo di Luca ripercorre i passi fondamentali della storia della salvezza: l’annuncio di Giovanni, figlio di Zaccaria, sulla necessità di mantenersi pronti è una scossa al rischio del quotidiano torpore, un invito a dare il di più per il Signore. Il riferimento all’annuncio del profeta Isaia  giunge impetuoso, ma nel tono della speranza dalla quale non si può prescindere. "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!". La sensazione che dobbiamo provare di fronte  alla parola di Dio è quella di una fiducia che non delude perché sostenuta dalla certezza dell’amore salvifico. Siamo sollecitati ad accogliere ogni giorno con nuovo entusiasmo il Dio che viene, siamo chiamati ad un’operosa appartenenza a Cristo. Colmare i burroni, raddrizzare i sentieri, preparare la strada è impegnativo, ma lascia assaporare la grandezza dell’imminente visita del Dio con noi.
Chiediamo al Signore di rinnovarci dentro, di prepararci al dono, di eliminare le scorie che offuscano il nostro animo, di darci la gioia e l’entusiasmo necessari per vedere la salvezza di Dio.


Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 9 dicembre 2012




SCHEDA n. 9

Avvento, tempo d’attesa e di silenzio!


Avvento: il tempo che la Chiesa dona per prepararsi nel raccoglimento a ricevere la salvezza, Gesù Cristo. Siamo invitati ad attendere, siamo interpellati a riflettere sulla grandezza del Mistero di Dio, sulla potenza del Suo Amore misericordioso. Un Bambino porterà la salvezza, un Bambino riconsegnerà l’amore di Dio, un Bambino toccherà il nostro sentire.
La pagina del Vangelo di Luca apre alla novità e, pur contenendo un linguaggio di difficile interpretazione, promette un tempo nuovo che l’evangelista sottolinea: "la vostra liberazione è vicina".
Nello spirito del tempo liturgico, continua il tono profetico consegnatoci della pagine dell’Apocalisse dei giorni precedenti, ma la grande novità è l’imminente arrivo, "vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria". Sembra una contrapposizione all’immagine consueta che ciascuno di noi ha del Natale, ma la parola di Dio vuole sollecitare a grandi responsabilità, vuole aprire i nostri sguardi alla grandezza dell’evento.
Ancora una volta giunge con forza l’invito alla preghiera, alla sobrietà, alla meditazione. Il Dio prossimo a venire interpella la responsabilità di ciascuno e chiede la prontezza del saper ricevere perché ci si possa trovare pronti a "comparire davanti al Figlio dell’uomo".
Chiediamo al Signore di non perdere l’incanto della novità e di mantenerci vigili nell’attesa.


Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 2 dicembre 2012


SCHEDA n. 8

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!


Dall’apertura della profezia rivelata dal profeta Daniele all’annuncio  del vangelo di Giovanni. Tutto prepara all’avvento del Re, il re della Gloria. E siamo giunti alla conclusione dell’anno liturgico, alla chiusura di un ciclo per riaprirne, immediatamente, un altro, quello dell’imminente Avvento.
Le immagini proposte sono simili, ma consegnate in modo differente, "Gli furono dati potere, gloria e regno (…) e il suo regno non sarà mai distrutto", " Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente",  "Il mio regno non è di questo mondo"; la sensazione è quella di essere totalmente avvolti nell’esperienza del Mistero, di trovarsi di fronte a qualcosa molto più alta di noi, di sentirsi intimiditi da tanta potenza. La Parola di Dio suggerisce spesso di mantenersi in atteggiamento di vigilanza e di prontezza per essere solleciti nel ricevere ogni novità di Dio. Riflettere sulla festa di Cristo Re dell’Universo è un invito a rivisitare la propria esistenza alla luce di una presenza che la plasma, la trasforma, la conduce alla piena realizzazione.
L’annuncio che giunge a noi per bocca dello stesso Cristo nella pagina del Vangelo è particolarmente allettante: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità". Dobbiamo far maturare la consapevolezza dell’importanza della festa di oggi, Cristo è re dell’Universo sempre! Il suo amore è regale!
Cristo è re per creare un popolo scelto, libero da ogni asservimento dell'uomo, un popolo capace di favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle (cf.  LG 13).

Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 25 novembre 2012


SCHEDA n. 7


Vegliate!


Un invito sotteso a immagini che scorrono nella breve pagina del Vangelo di Marco con l’intensità di una pellicola cinematografica. Certamente non è facile accettare promesse di tribolazioni e di sventure cosmiche.
Tutto serve per rendere la promessa del futuro con Cristo ancora più allettante. “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo”: sembra di assistere ad una scena dal carattere apocalittico; ma è il dopo a dare significato alle parole dell’Evangelista, “Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo”. Si viene accompagnati dal dubbio sull’appartenenza agli eletti, ma viene annunciato il metodo, quello dell’essere pronti.
La terra appare come guidata dalla forza centripeta del Figlio dell’uomo, segno di speranza, di cambiamento, di unificazione di ogni mondo. La rappresentazione descritta apre all’intervento dello Spirito di Dio di fronte al quale si oscura ogni conoscenza umana, la ragione è piegata a cedere il passo perché non riesce a oltrepassare il limite della Trascendenza. Un’attenta lettura apre anche al dopo che non si presenta come immagine di un luogo devastato, bensì appare come una nuova creazione, annunciata dalla natura rigogliosa.
Affidiamo ogni paura, ogni tensione, ogni interrogativo al Padre lasciandoci guidare dalla compagnia del Figlio per trovarci vigili  e attenti nell’affrontare, sostenuti dalle Parole che non conoscono fine, quel giorno e quell’ora.


Buon cammino!

       Il vostro Parroco
         don Giuseppe Lombardo

Siracusa 18 novembre 2012


SCHEDA n. 6
Beati i poveri in spirito

Oggi il parlare di Gesù appare come un avvertimento molto severo: "Guardatevi dagli scribi… Essi riceveranno una condanna più severa". Guardarsi dall’egoismo che viene rappresentato dalla casta degli scribi che incarnano l’esteriorità.   Gesù sceglie un’immagine di facile comprensione per aprire il discorso sulla carità: non il superfluo, ma quello che abbiamo.
Il criterio non è quello del donare ciò di cui non ho bisogno ed è inutile, bensì quello del condividere il necessario o, addirittura, dare tutto ciò che si possiede. Non è facile accettare una tale provocazione di Gesù, ma  certamente la sua proposta è forte, alternativa, coraggiosa.
Siamo abituati a metterci al sicuro, a provvedere affinché tutto funzioni. Ma il Maestro non si accontenta e chiede il di più. L’icona presentata è quella della vedova, "Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere". Lei donna sola e quindi priva della ricchezza di una compagnia con cui condividere la condizione del quotidiano, si reca nel tempio non solo per pregare, ma anche per donare il proprio obolo. Gesù è un grande osservatore e distingue ogni gesto, ogni intenzione, ogni sforzo.

Abbiamo ancora molto da imparare dal nostro Signore. Dobbiamo apprendere l’arte del dono assoluto, dobbiamo conquistare il Regno di Dio utilizzando le categorie del cielo e non quelle della terra. Ci viene chiesto il passo che conduce nell’oltre da noi, che allunga il nostro sguardo e plasma il nostro cuore. Chiediamo al Signore di donarci la libertà di cuore necessaria per aprirci al suo amore, alla sua libertà, alla proposta dell’essenzialità.  Buon cammino!

     
 Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 11 novembre 2012

SCHEDA n. 5

Se uno mi ama…

La liturgia di oggi propone ancora una pagina dal vangelo di Marco. Sono parole essenziali, dirette, comprensibili nel loro linguaggio fluido. Ma ci viene chiesto di approfondirne il senso. Questa volta Gesù viene interpellato da uno scriba e la domanda potrebbe apparire superflua, «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù è sempre pronto, ogni domanda trova accoglienza e acquista un valore aggiunto per la modalità con cui il Maestro risponde. «Il primo è: "Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Non c’è altro comandamento più grande di questi». Nessuno può sapere quale risposta aspettasse lo scriba, ma indubbiamente si coglie la sua prontezza nell’elaborare le parole di Gesù.
Gesù è l’uomo dell’ascolto che  comprende quanto sia importante che ogni uomo comprenda in profondità il cammino di fede da vivere; Gesù è colui che interpella l’intelligenza di ciascuno ma non la separa dalla grande sfera dei sentimenti, dalla delicata dimensione dello spirito, dalla volontà personale che ne definisce ogni singola scelta. Ecco perché l’amore non è completo se non sono compartecipi il cuore, l’anima, la mente e la forza di ciascuno.

Chiediamo al Signore che ci doni l’attenzione per accogliere la grazia di entrare pienamente nella storia con Dio, per essere più vicini alla realizzazione della promessa del Regno.  Buon cammino!
       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 4 novembre 2012


SCHEDA n. 4

Ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo.

«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».L’invocazione che risuona nella pagina del Vangelo di Marco è molto particolare. Bartimèo, cieco e mendicante, si rivolge e Gesù e ciò che richiama la nostra attenzione è che non dice "Gesù, guariscimi!", come avrebbe fatto chiunque, ma la richiesta è quella della pietà. L’invocazione rivolta a Gesù è quella del peccatore, "abbi pietà di me!"e il perdono è chiesto a gran voce. Il cieco riconosce la vera natura di Gesù e lo invoca con l’appellativo di "Figlio di Davide".
Il Maestro non rimane indifferente di fronte alla richiesta del Figlio bisognoso dell’intervento amorevole del padre e, certo della sincerità della supplica chiede ai suoi discepoli di chiamare Bartimèo. La domanda di Gesù appare fuori luogo se non si comprende bene la profondità del testo, "Che cosa vuoi che io faccia per te?". Nella risposta del cieco c’è l’intensità della preghiera rivolta al Maestro, "Rabbunì, che io veda di nuovo!"; si tratta, infatti, di poche parole che racchiudono la consapevolezza dell’autorità cui ci si rivolge e del bisogno reale. Rabbunì, il Maestro che attende il ritorno del discepolo a lui, al suo amore, alla sua fedeltà, può ridare la vista. La guarigione chiesta non è legata esclusivamente all’aspetto fisico, il tono dell’ invocazione supera la dimensione della realtà corporea. A questo Gesù risponde, per questo il Figlio di Davide interviene, "Va’, la tua fede ti ha salvato".
Chiediamo al Signore che ci doni ogni giorno la novità della nostra fede, la capacità di vedere, il desiderio di seguirLo. Apriamo i nostri occhi alla ricerca del Maestro. Buon cammino!
       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 28 ottobre 2012

SCHEDA n. 3

Il Figlio dell’uomo è venuto per servire


«Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».  La pagina del Vangelo di Marco si apre con la richiesta di Giacomo e Giovanni. Non è  un pretesa quella dei discepoli, ma un desiderio, quello di restare per sempre con l’amato Maestro. Nel sentire quotidiano, qualsiasi maestro si sentirebbe lusingato da una tale evento: l’allievo stima così tanto la propria guida da non volersene separare.
Con Gesù la questione è differente! Ancora una volta si rimane sorpresi della Sua risposta, della Sua modalità di relazione. Gesù non appare né lusingato né orgoglioso e utilizza l’istanza dei due discepoli per chiarire i tempi e le modalità dell’incontro definitivo con Dio,  «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». La situazione prospettata da Gesù ribalta ogni concezione umana e sorprende nel conseguente epilogo,  « chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». In un tempo in cui sono diffusi gli atteggiamenti dell’essere visibili a tutti i costi, del giocarsi i legami più saldi per primeggiare, del cercare spazi speciali per essere ogni giorno più visibili, la proposta del Signore è una voce fuori dal coro. Il primato  proposto è quello del servizio, della donazione silenziosa e umile, della disponibilità raccolta.
Chiediamo al Signore di renderci ogni giorno più disponibili e semplici, più puri nello sguardo e nelle relazioni, aperti al dono e al servizio nella semplicità e nella riservatezza. Buon cammino!

       Il vostro Parroco
          don Giuseppe Lombardo
Siracusa 21 ottobre 2012




 
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