Chiesa del Carmine 2

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Catechesi ai fanciulli - Archivio

DUE PASSI CON GESÙ
Catechesi parrocchiale 2010-2011

SCHEDA n. 26
Vado a prepararvi un posto

Il Vangelo di oggi interpella la qualità e la quantità della nostra fede. L’invito di Gesù è pressante, “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Spesso diciamo di aver fede, ci interroghiamo sulla realtà della nostra fede; spesso mettiamo in crisi la nostra fede, abbiamo la sensazione di non aver fede, di non essere capaci, di nutrire tanti dubbi. Siamo uomini e, quindi, abituati alla dimensione corporea, alla relazione con l’altro. Non è facile andare oltre, superare il concetto di materia. Eppure ci viene chiesto questo!
San Pietro, nella seconda lettura richiama ad essere “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato”: ma interroghiamoci su come poter essere così come Dio vuole per abbattere le tenebre.
Nei racconti dei Vangeli risuonano anche i dubbi dei primi discepoli di Gesù: prima Tommaso, “come possiamo conoscere la via?”; poi Filippo, “Mostraci il Padre e ci basta”. Gesù sembra avvilito dall’incapacità dei suoi seguaci nel riconoscere ciò che già è accaduto, ciò che è stato scritto e i loro occhi possono verificare in Lui, “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?”. Rileggiamo la nostra storia rigo dopo rigo, ritroviamo i nostri dubbi, le nostre incertezza, la nostra umana fragilità. Nessuno tra noi è immune dallo sconforto, dalla paura, dal dubbio; ma ci viene incontro il salmista e ci incoraggia, “Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame”. Affidarsi non è semplice ma non chiede un particolare coraggio! La semplicità dei bambini può farci da maestra: loro si fidano e si affidano. Se un bambino può affidarsi all’uomo, perché l’uomo ha tanto timore di lasciarsi avvolgere dal Mistero di Dio?  
Rinnoviamo l’invito rivoltoci dal beato Giovanni Paolo II, “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”. Ritroviamo il coraggio della scommessa, la gioia dell’annuncio ricevuto, l’avventura di scoprire una nuova dimensione del vivere, la bellezza del volto rivelato del Padre, la semplicità del “sì” di Maria. Alleluia! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
22 maggio 2011


SCHEDA n. 25
Io sono il buon pastore

Gesù ha un linguaggio incredibile! Può sembrare molto strano che Gesù scelga delle espressioni come “Io sono la porta delle pecore”, eppure il vangelo di oggi ha moltissime cose da dirci. Ogni giorno siamo chiamati a operare delle scelte, a scegliere la strada da percorrere, a dover discernere tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto. Quotidianamente ciascuno di noi deve dire a se stesso se vuole intraprendere la strada della vita vera o delle illusioni.
Gesù non appare mai con prepotenza nel suo agire, ma talvolta è come se volesse risvegliare gli animi appisolati. La pagina del Vangelo ha un forte collegamento con la seconda lettura, “Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime”. Proviamo a chiederci: a chi desidero affidare la mia anima? Affiderei le cose fondamentali della mia vita a un ladro, a un brigante? Potrei essere sereno se sapessi che un ladro è pronto a rubare ciò che mi appartiene? Consentirei a un estraneo di penetrare nella verità della mia vita? Le risposte a queste domande sembrano scontate, ma non possono esserlo! L’invito di Gesù è quello di riappropriarci seriamente di tutto ciò che è “per noi” e che rischiamo di trascurare; Gesù ci regala l’immagine della porta delle pecore per indicare la strada del tempio in cui sperimentare la pienezza della comunione con Dio e con i fratelli.
Siamo spesso trascinati dai miti menzogneri, dalle speranze infondate, dal superfluo che ci schiaccia, dal vuoto esistenziale. Gesù è concreto, reale, vuole condurci con sé nell’apparente banalità di una strada da seguire.
Coraggio! Apriamo gli occhi e invitiamoli ad essere vedetta della Verità che salva; apriamo le orecchie per ascoltare i suoni dell’Amore di Dio che non smette di invitarci al suo banchetto; apriamo il cuore e invitiamolo a sussultare di fronte al pastore della vita; apriamo le mani ai fratelli per camminare insieme, dentro lo scorrere dei giorni, alla ricerca del pascolo che salva. Alleluia! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
15 maggio 2011

SCHEDA n. 24
Camminare in compagnia!


La pagina del Vangelo di oggi è molto nota. La storia dei discepoli di Emmaus è stata letta e interpretata migliaia di volte, ma non smette di stupire per l’intensità del racconto e per la peculiarità dell’incontro inaspettato con Gesù, quel Gesù tanto amato ma che sembrava non poter vedere mai più. I discepoli trovano, poco a poco, il coraggio di camminare insieme. Le strade da poter percorrere saranno state tante, perché il messaggio dell’amore ricevuto dal Maestro doveva essere portato a tutti; i due discepoli che oggi ci ha fatto incontrare la liturgia, viaggiano verso Emmaus. Non immaginano l’incontro che stavano per vivere! Gesù si accosta loro durante il viaggio, ma i due discepoli non sono in grado di riconoscerlo. Il cammino da fare sui percorsi di una fede senza paura, fiduciosa, ricca di grazia, è ancora lungo. Gli occhi guardano, ma non vedono, non distinguono, sono velati da qualcosa (forse ancora dallo sgomento vissuto). L’intelligenza della fede deve ancora scaturire! Tutto questo non toglie nulla alla bellezza della pagina che ci propone il vangelo di Gesù chiede che cosa è successo e uno di loro, Cleopa, spiega tutte le vicende che riguardavano Gesù profeta potente in opere e in parole.E' interessante notare che si cita solo un nome: quello di Cleopa.Questo significa che il secondo discepolo, quello che non ha nome, in realtà sono tutte quelle persone che leggeranno quel testo.
Gesù non smette di sorprendere i suoi fratelli, non li lascia soli e soprattutto vuole rassicurarli. La pagina del Vangelo di Giovanni è una testimonianza di questo. “Pace a voi!” è un saluto con il quale il Maestro si annuncia; è un saluto e un invito a perseverare nel cammino indicato. Ma non basta; al saluto particolare Gesù unisce un’indicazione, “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”: una nuova indicazione, un nuovo modo di proporre la Sua strada e il Suo amore, una nuova possibilità per ricominciare. Sorprende l’atteggiamento di Tommaso che mette in dubbio il racconto dei fratelli; ma non sorprende Gesù che ritorna ancora tra i suoi discepoli perché il dubbio venga superato, perché si impari che ogni giorno Dio può sorprendere. Tommaso riconosce il Risorto dopo aver verificato la Sua presenza, ha bisogno di vedere e toccare. Ma Gesù chiede un di più, “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
L’invito a credere senza aver visto e toccato è rivolto a ciascuno di noi. Non è una semplificazione, bensì un valore aggiunto, una proposta per operare la scelta di Dio con libertà di cuore, con fiducia, con semplicità. Chiediamo di saper comprendere l’audacia di questo Amore. Alleluia! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
1 maggio 2011


SCHEDA n. 23

Pace a voi!

La liturgia di oggi ci conduce dentro la storia della prima comunità di cristiani. Superata la paura di quanto accaduto a Gesù, i discepoli trovano la forza di camminare insieme; vivono uniti tra loro con lo sguardo e il cuore rivolti a quanto vissuto con Gesù. Nasce un nuovo bisogno, quello di camminare insieme nell’insegnamento che il Maestro ha lasciato. “Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio”. Cresce, giorno dopo giorno, la comunità che Gesù ha affidato a Pietro e ad essa si aggiungono nuovi fratelli. Non sarà stato semplice per i discepoli di Gesù continuare sulla strada ad essi indicata perché erano tante le difficoltà da affrontare e certamente, l’immagine di quanto accaduto sul Golgota, lascia anche tanto sgomento.
Gesù non smette di sorprendere i suoi fratelli, non li lascia soli e soprattutto vuole rassicurarli. La pagina del Vangelo di Giovanni è una testimonianza di questo. “Pace a voi!” è un saluto con il quale il Maestro si annuncia; è un saluto e un invito a perseverare nel cammino indicato. Ma non basta; al saluto particolare Gesù unisce un’indicazione, “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”: una nuova indicazione, un nuovo modo di proporre la Sua strada e il Suo amore, una nuova possibilità per ricominciare. Sorprende l’atteggiamento di Tommaso che mette in dubbio il racconto dei fratelli; ma non sorprende Gesù che ritorna ancora tra i suoi discepoli perché il dubbio venga superato, perché si impari che ogni giorno Dio può sorprendere. Tommaso riconosce il Risorto dopo aver verificato la Sua presenza, ha bisogno di vedere e toccare. Ma Gesù chiede un di più, “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”.
L’invito a credere senza aver visto e toccato è rivolto a ciascuno di noi. Non è una semplificazione, bensì un valore aggiunto, una proposta per operare la scelta di Dio con libertà di cuore, con fiducia, con semplicità. Chiediamo di saper comprendere l’audacia di questo Amore. Alleluia! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
1 maggio 2011



SCHEDA n. 22
Cristo è risorto! È veramente risorto!


Abbiamo fatto un lungo silenzio nell’attesa che il buio fosse spezzato, ancora una volta, dalla Luce; abbiamo ascoltato l’annuncio della Resurrezione, ci siamo lasciati guidare dalla Parola di Dio, con gioia abbiamo esultato al suono delle campane! Cristo è risorto, è veramente risorto!
La Chiesa ci ha fatto compiere un lungo tratto di strada per condurci fino al sepolcro vuoto. Come le donne, che si erano preparate per ungere il corpo di Gesù, anche noi restiamo sorpresi. Per noi è più semplice comprendere quello spazio vuoto? Siamo ancora capaci di gustare la meraviglia della Resurrezione? È necessario chiedere al Signore di darci la grazia dello stupore, di vivere la pienezza della comunione con Lui per apparire con Lui nella gloria. Abbiamo cantato l’Alleluia pasquale. Ma non sarà un vero Alleluia senza un cambiamento radicale. Ancora una volta c’è una grande rivoluzione: tutti hanno il loro posto, a tutti è stata dedicata una scena nel grandissimo romanzo che Dio ha scritto per l’uomo. Cosa ci insegna Gesù con la sua morte e la sua resurrezione? Ci insegna la categoria della fragilità, che deve essere amata perché è propria delle sue creature; ci insegna la categoria del dolore, che può essere rivitalizzato dalla forza della presenza amorevole dell’altro; ci consegna la categoria della debolezza, che può essere sostenuta dalla discreta presenza del ladrone che si converte; ci consegna la categoria della paura, che può essere superata dall’affidamento totale a Dio.
La Croce e la Resurrezione di Gesù ci hanno rivelato per sempre la sua divinità ed è per questo che aumenta il valore del nostro essere creature, nella valorizzazione della nostra unicità e della nostra irripetibilità, nella certezza che la Croce è per ciascuno di noi. Lasciamo che l’impronta di un Amore che trascende ogni limite umano diventi per noi ragione di Vita nuova e di speranza. Buona Pasqua! Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe
24 aprile 2011



SCHEDA n. 21
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Siamo all’inizio della Grande Settimana dell’Anno liturgico. Abbiamo percorso una lunga strada per giungere ad oggi. Inizia il cammino più doloroso e più difficile da comprendere: perché a Gesù? La domanda è la stessa che ci poniamo quando la sofferenza tocca a noi, “perché a me?”
La lettura della pagina della Passione di Cristo è sempre nuova. La Chiesa propone due volte l’anno la lettura della Passione di Nostro Signore, la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, ma è sempre come la prima volta. Il Mistero di Cristo non appartiene ancora profondamente alla nostra vita, eppure  si tratta di un Mistero che ci rende Figli di Dio. Vorrei invitarvi a vivere la liturgia di oggi con lo sguardo rivolto al Crocifisso perché sarà Lui ad accompagnarci per tutta la Settimana. Ogni parola del Vangelo di Matteo è una perla preziosa, ma vorrei soffermarmi sull’espressione di Gesù, “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Questa domanda accorata presenta Gesù nella Sua dimensione totalmente umana, ci rende simili a Lui. La differenza è che Gesù lascia fare a Dio, si fida di Dio nonostante sperimenti l’umana sofferenza causata dall’atroce condanna sulla croce.
L’amore è capace di trasformare tutto, di dare un nuovo valore ad ogni cosa. È per questo che la croce acquista un nuovo significato. Non è più strumento di condanna ma segno dell’Amore assoluto di Cristo. Per questa ragione diventa Croce (con la “C” maiuscola!). Chiara Lubich amava ripetere che “Il problema della vita umana è il dolore. Qualsiasi forma abbia, per terribile che sia, sappiamo che Gesù l’ha preso su di sé e lo trasforma in amore”.
Durante la Settimana Santa avremo la misura dell’amore di Cristo: il Giovedì Santo, con l’istituzione dell’Eucarestia Gesù (Messa Nella Cena del Signore) si offre a tutti come nutrimento; con la lavanda dei piedi Gesù ama rendendosi servo (nella dimensione più bella del concetto di servizio). Il Venerdì Santo, sul Calvario l’amore di Dio raggiunge la sua vetta più alta e, nella Via Crucis, ciascuno avrà la possibilità di muovere timidamente i nostri passi per ri-comprendere il cammino di Gesù verso la Croce. Il Sabato Santo resteremo in silenzio 8giorno aliturgico) meditando su quanto vissuto e attenderemo in preghiera la notte di Pasqua che, con il canto dell’Exultet ci preparerà alla solennità del Gloria di Resurrezione.
Il cammino che la Chiesa ci chiede di fare è denso di avvenimenti da celebrare e meditare, ma rischia di lasciarci immagini fugaci e sbiadite se non ci prepariamo a fissarle nel nostro cuore.La Croce che Gesù abbraccia diventi per noi un faro pronto a illuminare ogni nostra scelta di vita. Buon cammino!

                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe  

17  aprile 2011


SCHEDA n. 20
Io sono la risurrezione e la vita

Le pagine del Vangelo che  sentiamo risuonare  tante volte, nei tempi cadenzati dalla liturgia, sono sempre una grande scoperta. La bellezza dell’appartenere a Cristo consente di trovare ogni giorno una nuova speranza che guida il nostro cuore. Ci rendiamo conto di cosa significhi “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore vivrà”; abbiamo la coscienza che per Dio tutto è possibile?
Tutti conosciamo la storia di Lazzaro, della sua malattia e della sua morte. Abbiamo in mente la disperazione  delle sorelle e l’enfasi con cui Marta si rivolge a Gesù con la certezza che “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.La risposta di Gesù non è così semplice da comprendere ed elaborare. Non è una mancanza di fede da parte di Marta e, certamente, nessuno tra noi avrebbe compreso la profondità dell’affermazione di Gesù, nessuno avrebbe sperato sull’immediatezza dell’intervento per ridare la vita a Lazzaro.
Mi piace evidenziare l’immagine del dolore di Gesù per l’amico. Difficilmente ci si sofferma sull’idea che Gesù potesse piangere perché nella nostra cultura il pianto è segno di debolezza. Gesù non si vergogna di manifestare tutto il suo dolore per la perdita di una persona cara e l’evangelista Giovanni annota con attenzione questo dettaglio. Gesù piange, si commuove, vive il dolore nella dimensione più personale e si rivolge al Padre perché, ancora una volta, la gente creda. E Lazzaro è riportato in vita dopo quattro giorni dalla deposizione nel sepolcro.
Gesù sembra improvvisamente fragile nella manifestazione del dolore per la perdita dell’amico, ma si fida di Dio e Dio trasforma la sua debolezza in forza, l’esperienza della morte in vita. Dio libera dalla morte per completare l’opera del Suo Amore. Buon cammino!
                                                                    Il vostro parroco don Giuseppe  

10  aprile 2011


SCHEDA n. 19
Io sono la luce del mondo


Com’è difficile affidarsi ad un altro; oggi è ancora più difficile affidarsi a Dio. C’è una sorta di cecità diffusa che ottenebra occhi, cuore e mente. Per questo è così difficile aprire il cuore a Gesù!Il salmo 22 ci ha fatto ripetere che “il Signore è il mio pastore: non manco di nulla”. Se fossimo certi della verità di questa affermazione, probabilmente cambierebbero molte cose della nostra vita: la fiducia in noi e negli altri, la capacità di donarsi, l’apertura all’accoglienza. Se è vera l’affermazione di san Paolo, “Comportatevi come figli della luce”, la conseguenza è vivere con bontà, giustizia e verità. Il Vangelo propone l’immagine del cieco che è guarito con il fango e la saliva di Gesù. È molto interessante l’icona del cieco al quale, insieme alla vista, è donata la consapevolezza. La cecità di cui parla la pagina di Giovanni è anche la cecità del cuore, dell’animo umano. Un limite che è possibile superare nell’atto di affidamento a Colui che è riconosciuto “profeta” da chi gli si accosta con fiducia e speranza.La sequenza degli atti è educativa: l’attenzione di Gesù, la fiducia del cieco, il gesto del mettere insieme fango e saliva, l’affidarsi, il lavarsi, il saper riconoscere. Tutto contribuisce a ribaltare una storia umana: dalla debolezza alla forza, dalla povertà di una condizione ad una nuova opportunità in compagnia di Gesù.Quante cose ancora dobbiamo imparare prima di poter dire “Credo, Signore”. Lasciamo che i nostri occhi tornino a vedere e non stanchiamoci di chiedere al Signore il dono della Luce! Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe          

3 aprile 2011

SCHEDA n. 18
Dammi da bere


La domenica che celebriamo ci propone una pagina del Vangelo che presenta Gesù nell’incontro con la samaritana. Ancora una volta siamo invitati a vivere l’effetto sorpresa delle azioni e delle parole di Cristo. La scena sembra essere molto semplice e di immediata comprensione; la richiesta del Maestro alla donna potrebbe apparire banale, ma non lo è. La domanda di Gesù alla donna, “dammi da bere” potrebbe essere considerata scontata visto il luogo e la situazione, come pure l’osservazione della donna, “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. Ma il linguaggio di Cristo vuole trasformare i concetti più semplici: un nuovo modo di bere e un nuovo modo di mangiare. Un’acqua e un cibo che dissetano e saziano per sempre perché carichi di senso e straripanti d’amore. Sembra di vedere la forza dello sguardo di Gesù sulla donna, uno sguardo nuovo perché scevro da giudizio. Il dialogo tra i due protagonisti del racconto incalza di rigo in rigo e, dall’apparente richiesta di risolvere un semplice bisogno primario, bere, si apre una relazione tra Gesù che vuole entrare nella profondità del cuore della donna per sollecitare il cambiamento di vita. Con questa modalità d’incontro la donna riconosce nel Maestro il Profeta e non si turba nel sentirsi “riconosciuta”.Il Vangelo di oggi sorprende anche per la difficoltà degli Apostoli di comprendere i gesti e le parole dell’amico Gesù, proprio loro che avrebbero dovuto capire subito. L’aspetto più profondo è che, inaspettatamente, “molti di più credettero”.Apriamoci all’accoglienza e alla diversità degli incontri con lo sguardo aperto all’uomo e il cuore rivolto a Dio. Tutto sarà differente! Buon cammino!Il vostro parroco don Giuseppe        

27 marzo 2011

SCHEDA n. 17
Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!

È un invito molto forte e pressante per noi che viviamo nell’epoca del “non ascolto”.Dalla prima lettura (Gn 12, 1-4a) è chiara la proposta di Dio all’uomo. Ad Abramo è proposto di lasciare la sua terra per andare verso un luogo a lui sconosciuta. L’incredibile della proposta di Dio è che “Abramo partì”.Che cosa faremmo noi di fronte ad una proposta così grande di Dio?La pagina del Vangelo ci narra l’episodio della Trasfigurazione. È un racconto abbastanza conosciuto, ma mi piace proporvi alcuni significati simbolici presenti nella scrittura di Matteo. L’alto monte: tanti momenti fondamentali nella storia della salvezza; il monte rappresenta l’altezza, il luogo in cui si sale a fatica ma con il desiderio di trovare qualcosa di importante. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”: la forza della luce diventa l’elemento portante dell’immagine evangelica perché è una caratteristica di Dio. È una chiamata a camminare verso la bellezza della luce. Mosé ed Elia nell’AT sono i due personaggi che hanno ricevuto le rivelazioni sul monte Sinai. Anche la scelta dei tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni vuole diventare simbolo: a Pietro Gesù consegnerà la Chiesa, a Giacomo il martirio e a Giovanni la Madre. L’intero racconto è soprattutto un annuncio, l’annuncio della futura Resurrezione. È una speranza che dobbiamo essere capaci di far diventare certezza. Solo la certezza che Cristo è veramente risorto può aprire il nostro cuore verso l’eterno amore di Dio.Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe          

20 marzo 2011

SCHEDA n. 16
Perdonaci, Signore!

Certamente non è facile chiedere perdono, e soprattutto non è facile riconoscere di avere peccato.Non è facile perché non sappiamo più cos’è il peccato. Oggi viviamo l’esperienza del “tutto è lecito purché io sia felice” e, di fronte a questa opzione primaria, come potremmo riconoscere i nostri errori?Oggi la prima lettura racconta della richiesta di Dio ad Adamo e della sua disobbedienza. Noi tutti conosciamo questo racconto e sappiamo a quale conclusione arriva. Si potrebbe pensare che Dio sia stato esagerato, che avrebbe potuto evitare per una volta. Ma il significato è molto profondo; saper scegliere, saper attendere, saper discernere. Perché l’uomo è una creatura speciale, “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere di suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. Ma Dio è paziente! Per questo propone il superamento del peccato attraverso il dono di Gesù Cristo (Rm 5).La provocazione più interessante ce la offre la pagina del Vangelo. Ancora una volta arriva il tentatore. Satana rappresenta l’illusione di poter avere tutto, di poter conquistare tutto con un semplice compromesso, “se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. La forza di Gesù, dalla quale ciascuno di noi deve imparare, è di saper riconoscere ciò per cui vale la pena vivere; Gesù va all’essenza della vita, all’origine della nostra esistenza, all’immagine originaria e originante. Per vivere non abbiamo bisogno di compromessi, ma di saper riconoscere il miracolo della vita, l’amore per Dio, ovvero il riflesso naturale del Suo amore per noi.Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe            

13 marzo 2011


SCHEDA n. 15
Il saggio costruisce la casa sulla roccia

C’è un’immagine che guida, oggi, nella comprensione del messaggio che vuole darci la Parola di Dio.La proposta viene dal versetto del salmo responsoriale, “Sei tu, Signore, per me una roccia di rifugio”. La roccia offre subito l’idea della stabilità, della solidità, della forza. Il paragone è con Dio; Dio è la mia, la tua, la nostra roccia.La liturgia di oggi offre anche un altro simbolo, “Io sono la vite, voi i tralci”. È interessante notare come è intensa questa proposta del Signore, perché i tralci non possono esistere separati dalla vite. L’idea è quella di una vita totalmente unita a quella di Cristo. Che meraviglia! Ma il concetto chiave ce lo offre la pagina del Vangelo: è l’invito alla saggezza!. “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia”. Gesù parla e gioca con i termini opposti. Il saggio ha costruito la casa sulla roccia e, qualunque cosa accada, la roccia è forte e resiste alle intemperie. Chi, invece, non progetta con intelligenza, lo stolto, costruisce la sua casa sulla sabbia; la sabbia non conosce la stabilità, la vita nel tempo. È un concetto semplice da comprendere. Almeno una volta ciascuno di noi ha giocato a costruire qualcosa con la sabbia ed ha potuto constatare che il risultato è effimero. Basta un soffio e tutto crolla!Ci viene chiesto, quindi, lo sforzo di saper progettare, saper costruire. Dobbiamo diventare gli architetti sapienti della nostra vita.Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe             

6 marzo 2011

SCHEDA n. 14
Nessuno può servire due padroni

L’affermazione con cui inizia la pagina del Vangelo di oggi è provocatoria! Chi ha mai pensato di servire due padroni? E poi, cosa vuol dire servire un padrone? Questa espressione sembra non far parte della cultura del nostro tempo.Cosa Vuole dire Gesù oggi? “Non potete servire Dio e la ricchezza. (…) la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? (…)"Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?". L’invito del Vangelo è l’opposto di tutto quello che ascoltiamo quotidianamente. È un’ esortazione molto forte che appare come una proposta di rivoluzione nella nostra vita, spesso impegnata nell’esclusiva ricerca di qualcosa che appaghi i nostri desideri.Proviamo a guardarci bene intorno; entriamo nella nostra casa, nella nostra camera e contiamo quante sono le cose necessarie per vivere. Se lo facciamo con sincerità e onestà, dovremo riconoscere che ci siamo preoccupati troppo delle cose da mangiare, da bere, da indossare e troppo, troppo poco, delle cose capaci di nutrire la nostra anima e scaldare il nostro cuore. Gesù ci invita a scegliere il padrone che ci ama per ciò che siamo e non quello che ci incita a sostituire la vita con le cose.Facciamo la prova a fare un esercizio di rinuncia al padrone tentatore? Proviamo a non comprare nulla di superfluo (vestiti, giochi, giornali, chewingum…) per una settimana e, alla fine, interroghiamoci su cosa ha significato questo gesto per noi.Se riusciamo a seguire questo invito alla semplicità, potremo scoprire qual è il padrone da seguire. Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe     27 febbraio 2011


SCHEDA n. 13
L’Arcivescovo amministra la Santa Cresima

Oggi è festa grande per la Parrocchia! L’arcivescovo, mons. Salvatore Pappalardo, amministra la Santa Cresima ad un gruppo che si è preparato per lungo tempo.La proposta della Chiesa all’uomo è molto interessante perché accompagna tutte le tappe della vita. Di recente il Vangelo ci ha presentato il Battesimo di Gesù ed abbiamo avuto l’occasione di studiare la bellezza del primo sacramento che ci viene donato quando siamo ancora molto piccoli.Oggi possiamo riflettere sul sacramento della Cresima che chiamiamo anche Confermazione (perché vengono poste ai cresimandi le stesse domande che furono poste ai genitori e ai padrini nel giorno del Battesimo di ciascuno di noi). Però oggi c’è una nuova consapevolezza, la scelta diventa personale, la scommessa sull’amore di Gesù Cristo è individuale. Ciascuno, dal momento in cui riceve la Santa Cresima, deve essere testimone per sempre.Oggi tra noi c’ è un grande testimone, l’Arcivescovo, l’unico che può amministrare il sacramento della Confermazione. È testimone perché ha scelto di donare la sua vita tutta per Cristo e, nella guida della Diocesi è chiamato ad annunciare giorno dopo giorno il Vangelo di Gesù.Apriamo il nostro cuore alla disponibilità; possiamo impegnarci ad essere d’aiuto nella Chiesa, ad essere piccoli testimoni nel quotidiano. Possiamo anche imparare a raccontare Gesù agli altri, come qualcuno ha fatto per voi e, se iniziamo subito, potremo diventare capaci di gridare l’amore di Dio dai tetti. Auguri, auguri di cuore a tutti! Che Maria interceda per tutti presso Suo Figlio affinché l’annuncio della Parola della Vita raggiunga ogni luogo.Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe      20 febbraio 2011


SCHEDA n. 12
Ma io vi dico…

Il Vangelo di oggi a molti può sembrare sconvolgente!“Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna”.Sembra che Gesù voglia impaurirci, tutto appare esagerato! Addirittura ci viene chiesto di essere i primi a fare un passo verso l’altro che ci ha ferito. Gesù ribalta totalmente le categorie di giudizio di noi uomini. Ma è veramente possibile poter seguire una proposta di fede così forte, così alternativa? Sì, è una proposta di fede che diventa anche una scommessa su un cambiamento nel criterio di giudizio di ciò che ci accade intorno, e tutto appartiene al nostro quotidiano. Gesù parla un linguaggio nuovo, invita ad un modo nuovo di leggere i rapporti e le relazioni umane, ma nel rispetto assoluto della Legge di Dio.Anche le parole del Salmo sono interessanti per noi “Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti e la custodirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore”. È bella l’espressione che invita a chiedere a Dio il dono dell’intelligenza, la capacità di comprendere e discernere. Uno dei doni che dobbiamo chiedere a Dio è quello del discernimento, cioè l’abilità di distinguere il bene dal male.Sarà questa la nostra forza!

Il vostro parroco don Giuseppe               13 febbraio 2011


SCHEDA n. 11
Voi siete il sale della terra…la luce del mondo

Il Vangelo di oggi ci chiama a grandi responsabilità! Sembra così banale pensare al sale, immaginare che un ingrediente che viene utilizzato sempre possa essere così utile e importante. Eppure Gesù utilizza l’immagine del sale per richiamare la nostra attenzione sul ruolo di ciascuno. Il sale della terra, cioè l’elemento che assegna il sapore al cibo, che spesso ne definisce il gusto già solamente con un pizzico. Mai avremmo pensato che Gesù potesse invitarci ad essere come il sale! Questo è un “gioco” che Gesù ama fare: utilizzare delle immagini per spiegare un concetto. L’invito è ad essere significativi lì dove siamo, nella terra; ciascuno, in modo proporzionato all’età ed alla responsabilità, ha il dovere di essere presente e protagonista. Ecco perché abbiamo ricevuto il Battesimo!C’è anche un secondo invito: “voi siete la luce del mondo”. Questo invito è ancora più forte. Immaginate un mondo senza luce, una stanza tutta al buio nella quale non sappiamo come muoverci. Invece si ribalta la situazione: la luce dobbiamo essere noi stessi. Dobbiamo desiderare di essere luce, lampada pronta a segnare la strada a chi rischia di smarrirsi.Sale e luce, sapore e guida. Ciascuno non è qui solo per sé, ma per essere un semaforo acceso per l’altro, per il fratello che sta accanto, per l’amico che rischia di perdersi, per il compagno che si lascia distrarre da ciò che non è essenziale per vivere. Gesù scommette su di noi perché ci considera capaci di trasformarci in sale e luce per portare al mondo la Sua Parola.

Il vostro parroco don Giuseppe                  6 febbraio 2011


SCHEDA n. 10
Il Signore ci rende beati vocabolo che oggi risuona nella liturgia è “beati”.


È un termine che conosciamo, o pensiamo di conoscere; spesso diciamo a qualcuno “beato te!”, ma ci siamo chiesti cosa vogliamo intendere dicendo questo?Il salmo responsoriale ci fa ripetere “Beati i poveri in spirito” e dobbiamo comprendere il senso e il perché. Non è semplice dire chi sono i poveri in spirito; potremmo dire tante cose a riguardo o semplicemente dire che i poveri in spirito sono quelli che si affidano semplicemente a Dio, sono coloro che sanno di avere bisogno di Dio per vivere.Vorrei che l’attenzione oggi fosse rivolta al Vangelo di san Matteo e mi piacerebbe dividerlo in due:« Beati i poveri in spirito,… Beati quelli che sono nel pianto,… Beati i miti, … Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,… Beati i misericordiosi, … Beati i puri di cuore, ... Beati gli operatori di pace, … Beati i perseguitati per la giustizia, … Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. …».« …di essi è il regno dei cieli.… saranno consolati.… avranno in eredità la terra.… saranno saziati.… troveranno misericordia.… vedranno Dio.… saranno chiamati figli di Dio.… di essi è il regno dei cieli.… grande è la vostra ricompensa nei cieli».Se avessimo letto solo la prima parte, tutti avremmo pensato che il Signore è strano e ci saremmo chiesti il perché, perché Dio vuole che l’uomo soffra?Perché Dio rende possibile che l’uomo non sia nella gioia, nella pace, nella giustizia?E, se avessimo letto solo la seconda avremmo dato per scontato l’amore di Dio!Riflettiamo mai sul fatto che l’amore di Dio da una parte è totalmente gratuito. La vita, la natura, la bellezza, la nostra famiglia…, dall’altro va cercato e conquistato.Quante volte pensiamo all’amore di Dio? Quante volte ci rendiamo conto che è necessario per noi? Quante volte comprendiamo che vivere senza il suo amore è come vivere senza l’ossigeno?

Il vostro parroco don Giuseppe                    30 gennaio 2011


SCHEDA n. 9
L’invito a guardare la luce

Oggi la liturgia ci rivolge più di una volta l’invito a guardare la luce.La luce è qualcosa che ci appartiene e senza la quale non possiamo vivere. Riusciamo a pensare di poster vivere senza vedere mail il sole? È vero che c’è la luce elettrica, ma la luce più bella, più grande, più inondante è certamente quella del sole.Oggi abbiamo letto: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Il profeta Isaia ci trasmette una bella sensazione di gioia, perché le tenebre vengono annullate. Quando capita di trovarci al buio sentiamo sempre un senso di ansia, di angoscia; questa sensazione scompare quando ritorna la luce perché ci si sente rianimati, rinati ad un nuovo giorno.La luce di cui parla la Parola di Dio è ancora più incredibile, perché conduce il popolo verso una vita nuova. Per questo il Salmo ci fa recitare che “Il Signore è mia luce e mia salvezza”!Il Vangelo conduce al passo successivo. Gesù invita alcuni pescatori a cercare una nuova motivazione per la vita: non più pescatori di pesce, ma pescatori di uomini. Ma è possibile questo cambiamento?Proviamo a cercare un collegamento tra la luce portata da Gesù e la nuova proposta di vita che viene fatta a dei semplici pescatori. E chiediamoci: la luce cosa ci dona? Vorremmo essere, insieme agli amici di Gesù, pescatori di uomini?
Il vostro parroco don Giuseppe
23 gennaio 2011

SCHEDA n. 8
LE CONSEGUENZE DEL BATTESIMO


che tutto inizia con il Battesimo!Quando Gesù entra nel Giordano per ricevere il Battesimo, la tradizione ci racconta che le acque del fiume invertono il loro corso. Proviamo a chiederci cosa vuol dire cambiare direzione, iniziare una nuova strada, far parte di una nuova storia. Tutto cambia!Ci chiediamo se cambia veramente il nostro atteggiamento davanti a Gesù?Ricordate cosa abbiamo detto la scorsa settimana: “Ciascuno di noi ha ricevuto questo grande dono e… pensate che è stato un regalo incredibile”.Uno degli effetti più incredibili del sacramento del Battesimo è aprire il nostro cuore all’esperienza della preghiera. Solamente attraverso la preghiera possiamo entrare in relazione continua con il Signore.Chi ci ha fatti pregare per la prima volta?. Chi ci conduce per mano nell’insegnarci la bellezza della preghiera?Cosa chiediamo con il Padre nostro?Un’altra grande novità è la vita in una grande famiglia: la Chiesa. Abbiamo mai pensato che dalla famiglia in cui viviamo (piccola Chiesa) ci inseriamo nella grande famiglia che è la comunità dei credenti in Gesù?
Il vostro parroco don Giuseppe
15 gennaio2011

SCHEDA n. 7
BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)


in Parrocchia! Le feste di Natale sono belle e lunghe, ma adesso riprendiamo tutti la vita normale: scuola, lavoro, parrocchia… Oggi per la Chiesa, per noi cristiani è festa grande! Oggi facciamo memoria del Battesimo di Gesù e forse conviene rileggere insieme il Vangelo:
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17) In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Avevate mai pensato che anche Gesù è stato battezzato? Che Gesù ha chiesto il Battesimo?Ciascuno di noi ha ricevuto questo grande dono e… pensate che è stato un regalo incredibile. Oggi siamo tutti qui perché qualcuno per noi ha chiesto il Battesimo!Il fonte battesimale, gli oli, la veste bianca, la candela. Che significato ha tutto questo?Proviamo a ricordare cosa accade quando si celebra il sacramento del Battesimo! Tutti gioiscono! I genitori, i padrini, i nonni, gli invitati!C’è un ospite straordinario che riceviamo durante il Battesimo, lo Spirito Santo. Ma perché questo ospite è così straordinario?
Vi ricordate all’inizio della Santa Messa cosa abbiamo ascoltato?Dopo il battesimo di Gesù si aprirono i cieli, e come colomba lo Spirito di Dio si fermò su di lui, e la voce del Padre disse: “Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. (cf. Mt 3,16-17)Se riuscissimo a pensare quanta forza riceviamo dal dono dello Spirito Santo, la nostra vita acquisterebbe un nuovo colore. Il colore della gioia di essere cristiani, il colore della consapevolezza che solo in Cristo c’è l’amore vero e definitivo, il colore dell’importanza della preghiera, della fede, dei sacramenti…Proviamo a farci una promessa. Quando ci svegliamo al mattino, insieme alle preghiere diciamo: “Grazie, Signore, per il dono del Battesimo. Aiutami a farlo fruttificare!”. Il vostro parroco don Giuseppe
9 gennaio2011


SCHEDA n. 6
Tempo di Avvento


Oggi l’altare ha cambiato colore!Da oggi, fino alla Grande Vigilia, la vigilia di Natale, la Chiesa verrà adornata con i paramenti “viola”.Il viola è il colore dell’attesa, della riflessione e della penitenza. Lo troviamo in Avvento e in Quaresima.Ma cos’è l’Avvento?Cosa vuole dirci la Chiesa in questo periodo composto da quattro settimane?La Parola di Dio che ci accompagna nelle quattro domeniche d’Avvento è un continuo invito. Cogliamo alcuni passi fondamentali che ci possano accompagnare.Facciamo attenzione!
1° domenica di Avvento 28 novembre 2010:
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
2° domenica di Avvento 5 dicembre 2010:
Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno,un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo spirito del Signore,spirito di sapienza e d’intelligenza,spirito di consiglio e di fortezza,spirito di conoscenza e di timore del Signore.
3° domenica di Avvento 12 dicembre 2010:
Dal Libro del Profeta Isaia
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fi ore di narciso fi orisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnifi cenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fi acche,rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi» Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa.
4° domenica di Avvento 19 dicembre 2010:
Dal Libro del Profeta Isaìa
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».Interroghiamoci spesso sulle seguenti domande: Come ci prepariamo per questo Periodo?L’Avvento è un invito continuo a prepararsi per un avvenimento speciale. Per prepararci dobbiamo avere la passione dell’attesa.Come ci poniamo di fronte a questo invito? Cosa ci aspettiamo da esso?Proviamo a guardarci dentro!Lasciamo che Gesù trovi spazio dentro di noi?Riusciamo a fare spazio al silenzio?Non lasciamo che il nostro cuore sia muto!



SCHEDA n.5
Cristo, re dell’Universo

Ragazzi, che gioia! Oggi è la “festa di Cristo, Re dell’Universo”.È con questa festa che si conclude l’anno liturgico, l’anno della preghiera che tiene unita la Chiesa in ogni parte del mondo.Ma cosa vuol dire che Cristo è il Re dell’Universo?La signoria dell’universo è intesa come “regno di verità e di vita, di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore, di pace”. Ecco perché il contenuto del brano del Vangelo di oggi è così particolare: gli scherni degli avversari, dei soldati, di uno dei condannati a morte, del titulum (l’iscrizione sulla Croce) con la motivazione di morte posta sul suo capo, Gesù Nazareno re dei Giudei, INRI.In tutto questo buio si accende, però, una testimonianza di verità e un grido di pietà, quello del “santo ladrone” accanto a Gesù: “Lui, Gesù, non ha fatto nulla di male”. Gersù vorrà questo ladrone con sé, in paradiso.Cristo è re dell’Universo sempre! Il suo amore è regale!Cristo è re per creare un popolo regale, libero da ogni asservimento dell'uomo, per favorire e accogliere le risorse, le consuetudini, le ricchezze dei popoli, purificarle, consolidarle, elevarle (cf. LG 13).Dobbiamo fare più spesso il segno della Croce durante le nostre giornate, per ricordare che tutta la nostra vita è con il Re dell’Universo, Padre, Figlio e Spirito Santo. E ricordiamo che Cristo regna sempre, nonostante il buio della cattiveria umana. Per questo saremo salvati dal Suo Amore! Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe            Domenica 21 novembre 2010


SCHEDA n.4
Dal volto di Maria al volto di Gesù.

«Beata colei che ha creduto nell’adempimentodi ciò che il Signore le ha detto».(Lc 1,45)

Da questa domenica desideriamo iniziare un cammino con una donna molto speciale, Maria, la madre di Gesù. Maria è una donna speciale perché si è fidata totalmente di Dio e, grazie alla sua capacità di fidarsi, si è lasciata condurre attraverso una storia incredibile di amore.Dal volto di Maria al volto di Gesù. Questo è il camino che ci proponiamo di fare in questo periodo. Seguiremo i gesti e le parole che si sono scambiati Maria, l’arcangelo Gabriele, Giuseppe e, poco a poco, comprenderemo come Maria è uno strumento prezioso per il nostro incontro con Gesù.La capacità di Maria di credere in ciò che il Signore le ha detto, è un esempio unico per noi.Chi sarebbe disposto a rinunciare ai propri progetti per seguire Dio?Chi potrebbe credere che la propria vita sarà migliore se totalmente donata a Dio?Chi sarebbe disposto a seguire l’indicazione di un angelo e ripartire da zero?Chi avrebbe il coraggio di dire: “accada di me secondo la tua parola?”Chi rinuncerebbe ai propri sogni per Dio?
Leggiamo insieme il passo del Vangelo di Luca (1, 26-38) sull’Annunciazione e ascoltiamo cos’è accaduto.Abbiamo mai pensato che Maria era una giovane donna ebrea e che la sua realtà sociale era molto complessa?Abbiamo mai notato la grandezza delle parole del Magnificat?Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe                    Domenica 7 novembre 2010

SCHEDA n.3
“La festa di tutti i Santi”

È certamente difficile parlare di Santità in un tempo in cui siamo spesso circondati da cattive notizie, da fatti di cronaca che turbano la serenità del singolo, dalla cattiveria… c’è ancora posto per la Santità?Ma ci siamo mai chiesti su qual è il significato della Santità; comprendiamo chi è il Santo?Spesso abituati a considerare “un mito” la furbizia, la forza, la bellezza… i nostri occhi non vedono oltre!Il Santo è un uomo come noi, come me e come voi! Lui, però, ha fatto scelte più definite, più radicali, più difficili! Ha scelto di non guardare a se stesso per guardare l’altro; ha scelto di misurarsi con il Vangelo; ha scelto di interrogarsi seriamente su “cosa avrebbe fatto Gesù Cristo al mio posto?”; ha scelto di rinunciare ad avere, per essere se stesso; ha scelto di amare nonostante tutto; ha scelto di poter vivere pienamente la sua vita senza dipendere dalle mode e dai condizionamenti.Ma è ancora possibile? Oppure il Santo è un uomo che non può appartenere alla nostra società? Allora, cosa rappresentano oggi i missionari uccisi nei luoghi in cui portano l’annuncio di Cristo? Cosa significa donarsi ai poveri in assoluto come ha fatto Madre Teresa di Calcutta? Cosa significa sforzarsi di seguire la proposta del Vangelo?È possibile, oggi, credere ancora alla Santità?Abbiamo mai pensato che tutti siamo chiamati alla Santità?Una proposta! Preghiamo insieme con il desiderio di percorrere la strada verso la Santità.Buon cammino!

Il vostro parroco don Giuseppe                Domenica 31 ottobre 2010


SCHEDA n.2
“Ancora sul Segno della Croce”


Ci siamo mai chiesti perché tutti i nostri gesti di preghiera iniziano con il Segno della Croce?Abbiamo mai notato il movimento che compiamo per fare il Segno della Croce?Dobbiamo sforzarci di essere dei buoni osservatori! Tutto ha un senso, ogni piccola cosa racchiude un significato.L’atteggiamento deve essere quello dell’esploratore! Ogni giorno ci sforziamo per comprendere le cose che accadono, ma con Gesù ancora non sentiamo la necessità di fare delle scoperte. Eppure ci sono persone che donano tutta la loro vita per Lui!Guardiamoci intorno!In tutte le chiese c’è sempre il Crocifisso. A proposito! Qual è la differenza tra Croce e Crocifisso? Con quale gesto inizia la Santa Messa?Diciamo ancora insieme:“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”… e diciamolo facendo insieme il Segno della Croce.Nel nome del Padre – iniziamo lasciando che sia Lui a parlare, l’origine dell’Amore.Del Figlio – non dimentichiamo il più grande gesto d’Amore, la conseguenza dell’amore originario.Dello Spirito Santo – il vento che genera e dona la vita, il fuoco che anima e feconda la vita.

SCHEDA N. 1
IL SEGNO DELLA CROCE

Quanti gesti ripetiamo ogni giorno? Ci alziamo, ci laviamo, mangiamo, andiamo a scuola…Quante volte diamo un bacio a mamma e papà, riceviamo una carezza… ma è sempre uguale? Certamente no!Tutto è vissuto sempre come se fosse la prima volta, tutto ogni volta è donato come una grande novità.C’è un segno molto particolare, uguale ogni volta che lo compiamo, universale (tutti i cristiani!). È un segno piccolo e grande insieme, semplice e complesso, rapido ed eterno, il segno della Croce.
“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”
Nel nome – il senso dell’ attribuire un’identitàDi chi? – il valore del cercare la causa originariaDel Padre – colui che ha donato la vitaDel Figlio – colui che ha donato la sua vitaDello Spirito Santo – Colui che rinnova il dono della vita e dell’amore per sempre, che la anima, la vivifica, la rende colma di grazia.

 
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