Chiesa del Carmine 2

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Eventi

CATERING PER 250 PERSONE
Siracusa, la chiesa del Carmine trasformata in una mensa per la cena di Natale


Il parroco Pippo Lombardo: "Non ci sono nè ricchi, nè poveri, ma solo figli di Dio"
Non ci saranno nè ricchi, nè poveri, ma padre Pippo Lombardo, parroco della Chiesa del Carmine di Siracusa, ha trasformato l'edificio religioso in una vera e propria mensa (come mostra la foto). Nel cuore dell'isola di Ortigia è tutto pronto per la cena di Natale, così come avviene da undici anni. Don Pippo ha inviato tutti a partecipare, perchè "non ci sono nè ricchi, nè poveri, ma soltanto figli di Dio". Nella chiesa del Carmine è stato preparato un catering che può soddisfare 250 persone. Subito dopo la cena di Natale, il parroco celebrerà la messa.


Nuovo Sud.it del 26 dicembre 2015





Venerdi 7 dicembre



Esposizione delle reliquie

di S. Lucia

presso la nostra parrocchia


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VENERDI 24 DICEMBRE 2011


COME OGNI ANNO SI E' TENUTA IN CHIESA
LA CENA DI NATALE COMUNITARIA,
INSIEME AL NOSTRO ARCIVESCOVO
MONS. SALVATORE PAPPALARDO
HANNO PARTECIPATO
CIRCA 200 PERSONE

MESSAGGIO DI RINGRAZIAMENTO, DOPO LA PRIMA MESSA ALLA
DI


Carissimo padre Lombardo,
Reverendi confratelli nel sacerdozio,
Diletti diaconi,Amati fratelli e sorelle in Cristo.

Sia lodato il Signore Nostro Gesù Cristo che ci ha qui oggi convocato per celebrare questa Santa Eucaristia, che ho avuto l’onore di presiedere.Potete ben comprendere il tumulto di sentimenti che si agitano in questo momento nel mio cuore: sentimenti di gioia e di mestizia, di slancio e di timore, di gratitudine e di lode.Come non essere lieto per il dono, che è anche essenzialmente un mistero, della vocazione sacerdotale? Ma nel contempo, come non trepidare per i formidabili oneri che ne derivano? Vi pare poco rendere presente nella Chiesa e di fronte alla Chiesa Cristo, suo capo e servo? Ed emularne i sentimenti per mostrarLo al mondo perché Lo accolga e ne diventi la sua luce?In questi tempi così intrisi di egoismo, nel presupposto che solo "affermandosi" sugli altri si può giungere alla propria realizzazione umana, noi cristiani, ed in specialmente noi sacerdoti, dobbiamo mostrare che è possibile, anzi desiderabile, un'esistenza vissuta secondo l'amore, rendendo evidente che solamente donandosi totalmente agli altri si giunge alla pienezza di sé.Per questo nell’immaginetta ricordo che dopo la benedizione ed il commiato sarà distribuita, ho riportato una frase della lettera di san Paolo ai Galati (6,14):«Noi predichiamo Cristo Crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per pagani».Sono parole che hanno mantenuto intatte la loro attualità e che vogliono costituire il mio impegno pastorale.Ma insieme vorrei anche ricordare che noi cristiani non crediamo in un crocifisso, ma in quel Crocifisso che è risorto dai morti: è lui la nostra gioia! Ne è l'origine e ne costituisce il termine ultimo.È quel crocifisso - risorto che ha pronunciato parole di vita eterna e di liberazione, come quelle, tratte dal Vangelo di Luca (4,18-19), che ho voluto porre come didascalia di accompagnamento all’invito personalizzato, che molti di voi, purtroppo non tutti come avrei voluto, hanno ricevuto e di questo mi scuso.Le voglio proclamare, come ulteriore specificazione programmatica del mio servizio sacerdotale, ma che in realtà ogni cristiano dovrebbe far proprie:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me,per questo mi ha consacrato con l’unzionee mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista,a rimettere in libertà gli oppressi,a proclamare l’anno di grazia del Signore».Forse non potremo porre termine a tutta la povertà che c’è nel mondo; non potremo dare la vista o rimuovere le cause di tante oppressioni, ma possiamo, anzi dobbiamo, renderci solidali con chi è nel bisogno, concorrendo così a creare la «civiltà dell’amore» in un certo qual modo anticipo del regno di Dio.
Sono parole che sono state collocate al disotto di un quadro del Caravaggio, raffigurante la «vocazione» di Matteo, che come sapete era un pubblico dipendente, o meglio - per essere corretti in termini giuridici moderni - un esercente un pubblico servizio, essendo un esattore (in appalto) della tasse per conto dei Romani.Era intento al suo lavoro, ma Gesù con la sua “vocazione” lo distrasse da quell’impegno e lo aprì ad un nuovo orizzonte di vita. Con gli opportuni adattamenti, è quello che è avvenuto a me: chi l’avrebbe mai detto che avrei “abbandonato” la Prefettura, dove ho lavorato per ben trent’anni, per intraprendere una strada nuova, il cui esito è noto solo al Signore?Con la gioia in questo momento convive, però, la mestizia per l’assenza, qui tra noi, di tante persone care. Permettetemi a questo riguardo in un ambiente così familiare di aprirvi il mio cuore.Il pensiero va, partendo dai nonni e zii, a mio padre, Natale e a mia mamma Ida, che dopo la morte di mia madre Pina, mi ha accolto, quando avevo poco più di quattro anni, cresciuto, sostenuto e soprattutto amato fino al giorno in cui è tornata alla casa del Padre, dopo una lunga e dolorosa malattia che l’ha maggiormente assimilata a Cristo.Ringrazio Dio per il dono immenso che loro sono stati per me.Senza il loro amore non ci sarebbero state le basi umane ed affettive della mia vocazione sacerdotale: solo chi ha sperimentato concretamente l’amore, può a sua volta donarlo.Parimenti ringrazio Dio per il dono di mio fratello Maurizio, di mia cognata Rosetta, di mio nipote Daniele e di tutti i miei familiari ed amici che mi vogliono bene; sentimento che ricambio di cuore.Da ieri, però, più di prima come cristiano, sono chiamato ad estendere l’amore disinteressato e totale a tutti, anche verso coloro che non mi amano. Mi è chiaro, infatti, che, pur talora travisandolo, l’essere umano ha bisogno d’amore quanto ha bisogno dell’ossigeno: se manca l’uno come l’altro, muore!L’essere umano ha un’insopprimibile esigenza d’amore perché questo è iscritto nella sua intima natura e non potrebbe essere diversamente dato che Dio ci ha creati a sua immagine e secondo somiglianza a Lui (Gen 1,26) e Lui «è amore», come ci
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DI PADRE CAMILLO MESSINA,   
CHIESA SAN PIETRO AL CARMINE
SIRACUSA





ricorda l’apostolo Giovanni (1Gv 4,8). Allora se Dio è amore, noi - che ne siamo l’immagine - non possiamo che vivere d’amore e per amore.La stessa vocazione sacerdotale è scelta basata sull’amore: nasce dall’amore preveniente di Gesù Cristo e richiede nel “chiamato” un forte sentimento di amore per Lui.A Pietro, nell’atto di affidargli la Chiesa, Gesù pose per ben tre volte, tante quante erano stati i suoi rinnegamenti – a lui ben noti ­– la seguente domanda:«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». (Gv 21,15-17).Con Pietro io rispondo, grato per la vocazione: «Certo, Signore, tu lo sai che io ti voglio bene». Nel contempo, consapevole dei iei limiti, lo invoco: «Resta con me, Signore».In questo momento il mio pensiero corre pure a mons. Sebastiano Gozzo, che fu il mio insegnate di religione e soprattutto la mia guida per tanti anni; con lui ho condiviso un lungo tratto della mia esperienza cristiana e mi duole che egli non sia con me a concelebrare.Servo buono e fedele il Signore ti conceda, nella sua misericordia, di poterLo lodare insieme con DI PADRE CAMILLO MESSINA,   
CHIESA SAN PIETRO AL CARMINE
SIRACUSA





ricorda l’apostolo Giovanni (1Gv 4,8). Allora se Dio è amore, noi - che ne siamo l’immagine - non possiamo che vivere d’amore e per amore.La stessa vocazione sacerdotale è scelta basata sull’amore: nasce dall’amore preveniente di Gesù Cristo e richiede nel “chiamato” un forte sentimento di amore per Lui.A Pietro, nell’atto di affidargli la Chiesa, Gesù pose per ben tre volte, tante quante erano stati i suoi rinnegamenti – a lui ben noti ­– la seguente domanda:«Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». (Gv 21,15-17).Con Pietro io rispondo, grato per la vocazione: «Certo, Signore, tu lo sai che io ti voglio bene». Nel contempo, consapevole dei iei limiti, lo invoco: «Resta con me, Signore».In questo momento il mio pensiero corre pure a mons. Sebastiano Gozzo, che fu il mio insegnate di religione e soprattutto la mia guida per tanti anni; con lui ho condiviso un lungo tratto della mia esperienza cristiana e mi duole che egli non sia con me a concelebrare.Servo buono e fedele il Signore ti conceda, nella sua misericordia, di poterLo lodare insieme con gli angeli ed i santi!Lo chiedo a Dio per mons. Gozzo, lo auspico con il Suo aiuto per me.Questa mia vocazione, Signore Gesù, assomiglia un poco alla chiamata degli operai dell’ultima ora, di cui parla la parabola di Matteo (20,1-16).Quegli operai dell’ultima ora, ricevendo la stessa paga di quelli che avevano lavorato l’intera giornata, dimostrano, accanto alla grande generosità del padrone (tanto grande per noi da rasentare l’ingiustizia), che si può essere “produttivi” anche in poco tempo.Io non so, o Signore, quanti anni di ministero sacerdotale mi concederai, ma ti prego di soccorrermi perché esso sia proficuo e soprattutto trovi il tuo compiacimento.In chiusura, desidero ringraziare padre Lombardo non solo per le parole che ha voluto indirizzarmi, ma per il suo impegno pastorale, il quale mi ha aiutato a rispondere positivamente alla chiamata del Signore; chiamata che avvertivo fin dagli anni dell’università e che per “timore” avevo sempre accantonato perché donarsi totalmente a Gesù e, per suo amore, agli altri, compresi i “persecutori”, non è facile! Ma l’esempio di padre Lombardo e di tanti sacerdoti di cui è ricca la storia passate e recente della Chiesa sparsa per tutte le nazioni della terra mi ha sorretto nel dire finalmente il mio «Eccomi, Signore, manda me».Infine ringrazio quanti siete qui presenti: la vostra presenza mi onora e mi rende felice, ma vi sarei ancor più grato se foste qui soprattutto per lodare e ringraziare il Signore perché nella mia modesta persona ha voluto assicurare un nuovo “pastore” alla Sua Chiesa.Non vogliatemene, ma non posso chiudere senza esprimere il mio grazie riconoscente ai ragazzini che hanno operato da “ministranti” e ai “seminaristi”, miei amici e fratelli, per il servizio hanno reso in questa celebrazione eucaristica. E ancor più intendo ringraziali per la correzione fraterna, sovente scherzosa, il sostegno ed il conforto, talvolta inconsapevoli, datimi negli anni del Seminario. Essi si aggiungano ai tanti che hanno concorso nella crescita umana e nella fede in modo diverso e con differente incisività, lungo l’arco dell’esistenza finora vissuta.Con loro ringrazio pure i responsabili del Seminario, che hanno con me concelebrato, come tutti gli altri sacerdoti celebranti.Per ultimo consentitemi di esprimere ancora una volta i miei sentimenti di filiale gratitudine al nostro Padre Vescovo, che ieri ha conferito l’ordine sacro nel grado del presbiterato a me e a Maurizio Pizzo, che stasera qui ha concelebrato, come io farò domani nella Parrocchia san Corrado Gonfalonieri in segno di quella comunione presbiterale che, per quanto è nelle mie possibilità, sempre più intendo favorire e testimoniare.Fratelli e sorelle carissimi, pregate per questi seminaristi e per i seminaristi di tutto il mondo;pregate per me e Maurizio e per tutti i sacerdoti disseminati nei vari continenti perché siano intrepidi testimoni di Cristo nella guida delle comunità loro affidate e perchè si mantengano sempre in comunione con i loro rispettivi Vescovi e con il Papa a garanzia dell’integrità della fede.Fratelli e sorelle carissimi, invocate dal Signore il dono di nuovi e santi “pastori. Egli conceda pure numerose e sante vocazioni di speciale consacrazione.Tutti noi poi preghiamo per i nostri fratelli e sorelle nella fede che proprio per il nome di Cristo che professano sono discriminati, perseguitati ed uccisi.Invochiamo con forza l’unità tra quanti si dichiarano cristiani: Cristo ci vuole uniti!Affidiamoci alla potente intercessione della Maria, madre di Nostro Signore Gesù Cristo e madre della Chiesa, che onoriamo in questa santo luogo con il titolo di Maria Santissima Vergine del Carmelo. La sua intercessione ci ottenga le grazie che chiediamo, se conformi alla volontà divina.Siano soprattutto grazie per la santità, la nostra comune vocazione a gloria del Padre che ci ha creati, del Figlio suo che ci ha redenti e dello Spirito Santo vincolo d’amore.
Amen.
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gli angeli ed i santi!Lo chiedo a Dio per mons. Gozzo, lo auspico con il Suo aiuto per me.Questa mia vocazione, Signore Gesù, assomiglia un poco alla chiamata degli operai dell’ultima ora, di cui parla la parabola di Matteo (20,1-16).Quegli operai dell’ultima ora, ricevendo la stessa paga di quelli che avevano lavorato l’intera giornata, dimostrano, accanto alla grande generosità del padrone (tanto grande per noi da rasentare l’ingiustizia), che si può essere “produttivi” anche in poco tempo.Io non so, o Signore, quanti anni di ministero sacerdotale mi concederai, ma ti prego di soccorrermi perché esso sia proficuo e soprattutto trovi il tuo compiacimento.In chiusura, desidero ringraziare padre Lombardo non solo per le parole che ha voluto indirizzarmi, ma per il suo impegno pastorale, il quale mi ha aiutato a rispondere positivamente alla chiamata del Signore; chiamata che avvertivo fin dagli anni dell’università e che per “timore” avevo sempre accantonato perché donarsi totalmente a Gesù e, per suo amore, agli altri, compresi i “persecutori”, non è facile! Ma l’esempio di padre Lombardo e di tanti sacerdoti di cui è ricca la storia passate e recente della Chiesa sparsa per tutte le nazioni della terra mi ha sorretto nel dire finalmente il mio «Eccomi, Signore, manda me».Infine ringrazio quanti siete qui presenti: la vostra presenza mi onora e mi rende felice, ma vi sarei ancor più grato se foste qui soprattutto per lodare e ringraziare il Signore perché nella mia modesta persona ha voluto assicurare un nuovo “pastore” alla Sua Chiesa.Non vogliatemene, ma non posso chiudere senza esprimere il mio grazie riconoscente ai ragazzini che hanno operato da “ministranti” e ai “seminaristi”, miei amici e fratelli, per il servizio hanno reso in questa celebrazione eucaristica. E ancor più intendo ringraziali per la correzione fraterna, sovente scherzosa, il sostegno ed il conforto, talvolta inconsapevoli, datimi negli anni del Seminario. Essi si aggiungano ai tanti che hanno concorso nella crescita umana e nella fede in modo diverso e con differente incisività, lungo l’arco dell’esistenza finora vissuta.Con loro ringrazio pure i responsabili del Seminario, che hanno con me concelebrato, come tutti gli altri sacerdoti celebranti.Per ultimo consentitemi di esprimere ancora una volta i miei sentimenti di filiale gratitudine al nostro Padre Vescovo, che ieri ha conferito l’ordine sacro nel grado del presbiterato a me e a Maurizio Pizzo, che stasera qui ha concelebrato, come io farò domani nella Parrocchia san Corrado Gonfalonieri in segno di quella comunione presbiterale che, per quanto è nelle mie possibilità, sempre più intendo favorire e testimoniare.Fratelli e sorelle carissimi, pregate per questi seminaristi e per i seminaristi di tutto il mondo;pregate per me e Maurizio e per tutti i sacerdoti disseminati nei vari continenti perché siano intrepidi testimoni di Cristo nella guida delle comunità loro affidate e perchè si mantengano sempre in comunione con i loro rispettivi Vescovi e con il Papa a garanzia dell’integrità della fede.Fratelli e sorelle carissimi, invocate dal Signore il dono di nuovi e santi “pastori. Egli conceda pure numerose e sante vocazioni di speciale consacrazione.Tutti noi poi preghiamo per i nostri fratelli e sorelle nella fede che proprio per il nome di Cristo che professano sono discriminati, perseguitati ed uccisi.Invochiamo con forza l’unità tra quanti si dichiarano cristiani: Cristo ci vuole uniti!Affidiamoci alla potente intercessione della Maria, madre di Nostro Signore Gesù Cristo e madre della Chiesa, che onoriamo in questa santo luogo con il titolo di Maria Santissima Vergine del Carmelo. La sua intercessione ci ottenga le grazie che chiediamo, se conformi alla volontà divina.Siano soprattutto grazie per la santità, la nostra comune vocazione a gloria del Padre che ci ha creati, del Figlio suo che ci ha redenti e dello Spirito Santo vincolo d’amore.
Amen.
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Quaresima e Vocazione


Giorno 9 Marzo con le Ceneri, entriamo nel tempo liturgico della Quaresima, tempo di grazia. La grazia e la benedizione di Dio nella nostra Parrocchia del Carmine si manifesta in vari modi. Domenica 13 Marzo,domenica di quaresima, il Vescovo con una solenne celebrazione liturgica, ha ammesso tra i Candidati all'Ordine sacro del Diaconato sette persone, tra cui il nostro accolito Angelo A lui vanno i nostri auguri e le nostre preghiere.

Giornale
dell'Università
degli Studi
di Catania





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