Chiesa del Carmine 2

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Storia

La Chiesa di S. Pietro viene costruita nel secolo XIV. Il primo registro dei battesimi  conservato nella Chiesa porta la data del 1367. La titolarità della Parrocchia nasce dalla Chiesa di S. Pietro menzionata  dallo Scobar nel 1520.  In seguito, a causa del terremoto del 1693, la Chiesa, come risulta dal “Libro dei Battesimi”, fu trasferita dalle parti dei Cappuccini Vecchi. Nel 1694, dopo la sistemazione dei danni, viene ripristinata al culto. Nel 1914 viene requisita per scopi militari. Nel 1926 l’arcivescovo Giacomo Carabelli (1926-1933) trasferisce la titolarità della Parrocchia nella Chiesa adiacente della Madonna del Carmine, e viene denominata “S. Pietro al Carmine”.
La chiesa del Carmine viene costruita nel XIV secolo e, accanto ad essa, nasce una comunità di Carmelitani, con il convento annesso. Dopo il terremoto del 1693, la chiesa subì delle trasformazioni all’interno e all’esterno. Nel 1750, a spese del barone Giuseppe Arezzo della Targia, furono apportate delle nuove modifiche e decorazioni; fu chiamato Pompeo Picherali a decorare di stucchi alcune zone della chiesa. In seguito i lavori furono affidati al genio di Luciano Alì.
A causa delle Soppressioni del 1886, il convento fu chiuso e trasformato in caserma dei Reali Carabinieri nel 1870, e la chiesa della Maria SS.ma del Carmine veniva usata dai carabinieri che erano alloggiati nel Convento. Successivamente la chiesa fu consegnata al vescovo Benedetto La Vecchia (1875-1896) che l’affidò ad un cappellano per mantenervi il culto. Nel 1901, poiché nella chiesa si erano insediati truppe di soldati con muli, carri, armi e vettovaglie, l’arcivescovo Giuseppe Fiorenza lanciò l’interdetto sulla chiesa. Il 26 dicembre 1926, in seguito alla complessa opera di ridefinizione dei confini delle parrocchie di Ortigia, l’arcivescovo Giacomo Carabelli ridisegna anche quelli della parrocchia S. Pietro, deliberandone la sede nella Chiesa di Maria SS.ma del Carmelo. Il 13 maggio 1939, l’arcivescovo Ettore Baranzini dedicò la Chiesa del Carmine a S. Maria Odigitria, e da quel momento divenne sede della Parrocchia. Gli altari della chiesa furono dedicati alla Madonna del Carmine quello centrale e al Sacro Cuore e Sant’Elia profeta i due laterali. Fu nominato parroco il can. Luigi Scatà (1926-1954), gli successe il parroco sac. Antonino Aliano (1954-1974), poi p. Gaspare Favara s. j. (1974-1977) subito dopo il parroco il sac. Antonino Uccello (1977-1990), che spostò l’altare della Madonna nella navata destra. Nell’altare centrale venne posto un Crocifisso di scuola spagnola e creata una cappella, di transito con la sacrestia, per il S. Cuore. Dal 1990 al 1992 la Parrocchia è retta da tre amministratori parrocchiali: sac. Arcangelo Rigazzi, sac. Giuseppe Caracciolo e dal sac. Giovanni Cultrera. Nel 1992 viene nominato parroco il sac. Giuseppe Lombardo che guida ancora oggi la parrocchia.

La chiesa è ricca di opere d’arte. Si possono ammirare: l’Adorazione dei pastori (opera attribuita a Giuseppe Raiti della “Bottega di Mario Minniti?”); il Martirio dei SS. Quattro Coronati (Mario Minniti); la Madonna in trono col Bambino tra i santi Cosma e Damiano (tavola cinquecentesca di Marco Costanzo, vicino alla scuola di Antonello da Messina); il simulacro della Madonna del Carmine (in cartapesta) con l’annesso altare dell’architetto Pompeo Picherali; sculture in marmo di S. Lucia e di S. Caterina di Alessandria (scuola del Gagini); monumenti funebri della Famiglia Bonanno, di Vincenzo Mirabella e sua moglie Lucrezia Platamone, della Famiglia Ciancio, …; diversi stemmi nobiliari.   

Don Giuseppe Lombardo


 
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